SANITA’. Ravioli, bagna cauda e carne cruda. Parte da Asti la rivoluzione dei menù ospedalieri

Puntare su gusto e qualità per aiutare chi è ricoverato a guarire più in fretta. E’ questa la scelta d’avanguardia del nuovo ospedale di Asti, il "Cardinal Massaja", che da qualche mese serve con successo ai propri degenti menù gustosi e personalizzati nell’ambito del progetto "2Q-Qualità Quotidiana". Spiega Maria Luisa Amerio, responsabile del servizio dietologico: "Per sfatare il luogo comune secondo il quale il cibo degli ospedali è senza gusto, abbiamo deciso di scommettere su qualità, stagionalità, tracciabilità e provenienza locale dei prodotti. Abbiamo, così, messo in atto una vera rivoluzione nel sistema di approvvigionamento e cucina della struttura creando menù attraenti e nutrienti adatti anche alle varie patologie". Sui 1500 piatti preparati ogni giorno in loco sono quindi arrivati formaggi del territorio, verdure fresche degli ortolani astigiani, carni di razza piemontese, arance cresciute nelle terre confiscate alla mafia e l’olio extravergine d’oliva ligure.

Ma quanto costa questo tipo di politica? "Per un’azienda ospedaliera come la nostra siamo intorno ad un aumento di spesa generale solo dell’0,1% – risponde la Amerio e aggiunge – i vantaggi sono notevoli sia per chi è malato sia per chi lavora sul territorio: si va dall’incisiva lotta contro la malnutrizione ospedaliera che permette un risparmio di ben 300 euro per ogni giorno di degenza evitata, alla lotta agli sprechi che in corsia arrivano anche al 40%". Il progetto, unico in Italia per capitolato dedicato al 70% alla qualità, è in linea con le proposte operative per la ristorazione ospedaliera della Regione Piemonte e con il Protocollo d’Intesa del programma "Guadagnare Salute", sottoscritto nel luglio scorso dal ministro della Salute Livia Turco e il presidente di Slow Food Carlo Petrini.

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