SANITA’. Ricerca Censis su direttori di Asl e ospedali: pesa l’influenza della politica

Potere decisionale a sovranità limitata perché influenzato da vincoli di natura finanziaria e politica, con un rapporto molto stretto con sfera politica: è quanto evidenzia un’indagine su 51 direttori generali di Asl e aziende ospedaliere realizzata dal Censis in collaborazione con la Fiaso (Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere). La ricerca ha permesso di tracciare un profilo dei direttori generali e del loro punto di vista sul Sistema sanitario in Italia.

Uno dei dati più rilevanti è il condizionamento della politica: oltre il 63% dei direttori generali intervistati definisce molto o abbastanza intensi i rapporti con i sovraordinati della sfera politica, con un fenomeno particolarmente accentuato al Sud Italia dove il rapporto con la politica si presenta totalizzante, mentre al Nord e al Centro Italia a definire tale rapporto molto o abbastanza intenso sono rispettivamente il 51,5% e il 44% degli intervistati.

Qual è l’identikit dei direttori generali? In tema di formazione, il 38,5% dei direttori generali di Asl e aziende ospedaliere ha una laurea in ambito medico e circa un quarto ha una laurea in giurisprudenza, quota che sale al 40% al Sud-Isole. Fra le esperienze professionali precedenti, il 61% indica di aver operato in ambito medico-sanitario, il 23,5% in ambito economico e poco meno del 16% in quello politico – quest’ultima percentuale sale però al 44% nel Sud insieme a una quota analoga che ha lavorato nel settore economico.

Il legame con la politica, ma anche la convinzione di operare sotto tutela, è maggiore fra i direttori generali che operano nelle Regioni con Piani di Rientro, per le quali cambia in parte anche l’identikit formativo: è più forte la presenza di direttori generali senza formazione universitaria di tipo medico-sanitaria o esperienza professionale pregressa in ambito medico-sanitario.

L’indagine evidenzia anche quali sono, secondo i direttori generali intervistati, i problemi più generali della sanità: ai primi posti ci sono la ridotta strutturazione della medicina del territorio e le poche risorse rispetto ai fabbisogni reali (70% entrambe), la poca attenzione alla cultura e alla pratica manageriale (36%) e l’eccesso di ospedali rispetto ai bisogni assistenziali attuali (34%). Le proposte per migliorare l’offerta sanitaria indicano l’attivazione di un confronto delle performance dei provider e la costituzione di un sistema organico per la diffusione delle best practices. Quasi l’81% degli intervistati è favorevole alla valorizzazione del privato sottoposto a controlli più rigorosi, mentre una percentuale più ridotta (meno del 20% ma con punte del 28,6% al Centro Italia) vuole un’offerta interamente pubblica.

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