SANITA’. Ricovero anziani, Consiglio di Stato: illegittime le richieste di soldi ai parenti

E’ una grande vittoria per i cittadini anziani non autosufficienti o disabili che vengono ricoverati nelle Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA): il Consiglio di Stato ha messo finalmente fine alla vicenda, denunciata più volte dalle Associazioni dei consumatori, che vedeva le RSA di molti Comuni italiani calcolare la quota di retta a carico dell’utente ricoverato non solo sulla base del suo reddito, come prevede la legge, ma anche del reddito dei suoi familiari, a cui poi veniva richiesto il pagamento.

"Una prassi assolutamente illegittima – sottolinea l’Aduc – che spesso mette in ginocchio famiglie intere, costrette a pagare cifre esorbitanti". L’Associazione spiega che la legge ISEE prevede, infatti, che le rette di ricovero in RSA siano pagate per il 50% dal SSN e per il restante 50% dai Comuni con l’eventuale compartecipazione dell’utente. Ma questo non accade in molti Comuni d’Italia. I Tribunali amministrativi nel corso di questi anni si sono pronunciati in maniera oscillante: il TAR Lombardia dà da sempre ragione agli utenti; il TAR Toscana, dopo una prima sentenza favorevole agli utenti, ha cambiato indirizzo dando ragione ai Comuni.

"Dopo anni di alti e bassi, si è finalmente pronunciato il Consiglio di Stato (n.1607/2011), dando ragione agli utenti: le rette per la degenza in RSA di persone ultrasessantacinquenni non autosufficienti e disabili gravi devono tener conto dei redditi del solo assistito e non anche dei redditi dei parenti". "La pronuncia del Consiglio di Stato – conclude l’Aduc – è una importantissima vittoria degli utenti, vessati da anni da richieste illegittime da parte dei Comuni, e da rette spropositato rispetto ai redditi delle persone ricoverate. Crediamo che questa importante sentenza avrà gran peso sui prossimi giudizi innanzi ai TAR regionali, che non potranno non tenerne conto nella decisione dei prossimi ricorsi".

 

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