SANITA’. Riordino punti nascita, SIGO: informare madri su requisiti minimi

"Non si può perdere altro tempo: a quasi un anno dal piano di riordino dei punti nascita varato dal Ministro Fazio nel concreto non vi sono cambiamenti significativi". A lanciare l’allarme è il Presidente della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO), Nicola Surico, nel corso del convegno nazionale in corso a Palermo. Oggi in Italia una nascita su 10 avviene in strutture che assistono meno di 500 parti l’anno. "Troppo pochi per garantire la sicurezza delle madri che – spiega il Presidente – vanno informate sui requisiti minimi da richiedere, ne va della loro sicurezza: meglio sopportare il disagio di qualche km in più che correre rischi".

Quali sono i requisiti minimi? Per definirli la SIGO, in collaborazione con altre Società scientifiche ed associazioni, ha dato vita al GINS – il Gruppo Intersocietario Nascita Sicura e sta lavorando ad un progetto per la certificazione dei reparti su criteri oggettivi. "Sono pronti gli indicatori ed a breve presenteremo il manuale operativo – spiega Surico -. Siamo partiti dagli standard internazionali che abbiamo adattato al contesto italiano. Fra i punti chiave vi è la copertura di una guardia medico-ostetrica, anestesiologica e medico-pediatrica attiva 24 ore su 24". La riorganizzazione dell’assistenza materno infantile deve inoltre tenere conto dell’evoluzione demografica e della sempre maggiore presenza di donne provenienti da altre nazioni e culture: oggi il 16,9% dei parti è relativo a madri di cittadinanza non italiana. "La mortalità materna è maggiore tra le straniere, con un rischio più elevato in chi ha una bassa scolarità – affermano i presidenti del Congresso, Luigi Alio, Direttore U.O. Ginecologia ed Ostetricia dell’Ospedale Civico Palermo e Massimo Petronio, Direttore del Dipartimento salute della Donna e del Bambino dell’ Ospedale "G. F. Ingrassia" di Palermo -. Il nostro Congresso dedica ampio spazio al rapporto fra salute ed emigrazione: vanno infatti attivati percorsi ad hoc e formate professionalità specifiche. Già esistono ‘buone pratiche’ e modelli possibili di integrazione, come quello attuato nei consultori di Palermo. La Sicilia infatti, crocevia di culture e popoli, rappresenta un esempio virtuoso che può essere esportato nel resto del Paese".

Fra le misure previste dal piano vi era anche il contrasto all’abuso dei tagli cesarei, che nel nostro Paese rappresentano oggi il 38% del totale dei parti (record europeo). Una modalità concreta per invertire la tendenza è quella scelta dalla Sicilia che ha equiparato il rimborso DRG per la nascita per via naturale a quello per via chirurgica.

 

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