SANITA’. Sciopero dirigenza medica, Cittadinanzattiva: minimizzare effetti negativi per cittadini

Oggi sciopera per 24 ore tutto il personale dirigente medico e sanitario del Servizio Sanitario nazionale. "Una risposta unitaria della categoria – affermano le tante sigle sindacali che hanno aderito al fermo – contro la manovra economica approvata nei giorni scorsi in Senato, che porterà – proseguono – al collasso della sanità pubblica". A rischio le prestazioni ambulatoriali. Il Tribunale per i diritti del malato e il Coordinamento delle Associazioni dei malati cronici, le reti di Cittadinanzattiva impegnate nella tutela e promozione dei diritti dei cittadini in ambito sanitario, pur condividendo le ragioni dello sciopero, criticano la scelta: "Sebbene siamo preoccupati come i medici per gli effetti di questa manovra, la nostra attenzione è però rivolta anche a quei cittadini che oggi si recheranno in una struttura per una prestazione, magari dopo mesi di attese, e si troveranno invece impossibilitati a ottenerla, magari dovendo rifare l’intero percorso in una situazione che, nei prossimi mesi, prevediamo possa solo peggiorare, alla luce delle misure previste dalla finanziaria".

Sono numerosi i rilievi di Cittadinanzattiva sulle misure della manovra economica in merito al personale sanitario, i tagli alle Regioni e la farmaceutica. All’interno della manovra le politiche sociali e sanitarie lasciano completamente lo spazio alla politica economica. Di fatto, lo Stato fa cassa facendo economie su diritti fondamentali, quali quello alla Salute, metodologia semplicistica e poco attenta ai bisogni dei cittadini.
I rischi del blocco del turn-over e dei rinnovi contrattuali produrrà: aumento delle difficoltà da parte del SSN, in particolare del personale sanitario (medici e infermieri) di rispondere all’effettivo fabbisogno dei cittadini; aumento delle liste di attesa per diagnostica, specialistica (chemioterapia e radioterapia) e interventi chirurgici. Rispetto alla specialistica è importante sottolineare anche le problematiche dei malati cronici, con particolare riguardo ad esempio non solo ai controlli periodici ma anche al rilascio dei piani terapeutici per l’accesso alle terapie farmacologiche.
Aumento della spesa privata per un prevedibile aumento del ricorso all’intramoenia per aggirare le liste di attesa; aumento del carico di lavoro e quindi dello stress del personale sanitario, con inevitabili ricadute sulla sicurezza dei cittadini all’interno delle sale operatorie; aumento del carico di lavoro e dello stress del personale infermieristico con rischi legati al monitoraggio dei pazienti in corsia (sicurezza); ulteriore diminuzione della capacità di risposta dei servizi di assistenza sanitaria territoriale (ADI, Riabilitazione, RSA, Lungodegenza, SERT, DSM e CSM, ecc…). Questo problema è rilevante vista la politica nazionale di chiusura ospedali e tagli ai posti letto.

Riduzione dei tempi da riservare alla comunicazione medico paziente, con rischio di diminuire ulteriormente il valore effettivo del consenso informato e di acuire il rapporto tra medico e cittadino.Va sottolineato inoltre come molte attività dei medici di base legate alla prevenzione dell’insorgenza delle patologie croniche e alla gestione delle loro complicanze, negli anni sono state attuate solo attraverso lo strumento del rinnovo del contratto collettivo. Il blocco dell’attività contrattuale prevista dalla manovra per gli anni 2010-2012 potrebbe creare più di qualche problema da questo punto di vista.

I rischi (certezze!) dei tagli alle Regioni e ai Comuni
Impossibilità a garantire i LEA, poiché i tagli andranno sicuramente ad incidere anche sul SSN. I cittadini (in particolare malati cronici) chiedono esattamente l’opposto, cioé maggiori garanzie rispetto al diritto alla Salute, attraverso la revisione (ormai miraggio) dei LEA.
Aumenteranno sensibilmente le differenze tra le Regioni dal punto di vista dell’offerta dei servizi, poiché il taglio a Regioni e Comuni è di tipo trasversale, senza alcuna distinzione tra Regioni con bilanci migliori e quelle con importanti debiti pregressi. In altre parole, il taglio di 4000 milioni di euro per il 2011 e di 4500 a decorrere dal 2012, pesa sicuramente meno sul bilancio della Lombardia rispetto a quelli di Calabria, Lazio, Campania, Sicilia, Abruzzo, con buona pace del federalismo solidale.
La forte riduzione dei finanziamenti regionali e comunali inciderà in modo particolare sulle politiche sociali, rendendo impossibile garantire la sbandierata, ma mai attuata, integrazione socio-sanitaria dei servizi alla persona (presa in carico). La mancata integrazione dei servizi produrrà il peggioramento delle condizioni di salute dei cittadini, in particolare di quelli non autosufficienti (cronici), con conseguente aumento dei ricoveri ( dove saranno presenti meno medici) e della spesa previdenziale.
Il tutto assume un’importante rilevanza se abbinato al fatto che non c’è nella manovra nessun accenno al rifinanziamento del fondo per la non autosufficienza.

Farmaceutica
Nessuna misura volta a potenziare l’assistenza farmaceutica ospedaliera, il cui budget negli anni ha vista un costante sforamento, con conseguenti difficoltà di accesso da parte dei malati cronici.
Nessuna misura per incentivare l’innovazione terapeutica

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