SANITA’. Sindacati medici e dirigenti, al via “Vertenza Salute” per salvare il SSN

Organizzazioni sindacali dei medici, veterinari, dirigenti sanitari e amministrativi del Servizio Sanitario Nazionale si mobilitano e lanciano la "Vertenza Salute" per salvare il Servizio Sanitario Nazionale contro una situazione di sfascio. Ci saranno, hanno annunciato oggi le principali sigle, assemblee in tutta Italia, tre grandi manifestazioni a Napoli, Milano e Roma e uno sciopero nazionale nella prima decade di marzo. Sindacati dei medici, dei dirigenti Asl e degli ospedali italiani hanno dunque deciso di mobilitarsi "per richiamare – annunciano in una nota – l’attenzione di Governo, Parlamento, Regioni ed opinione pubblica sul progressivo e apparentemente inarrestabile degrado della sanità pubblica italiana".

Quali le denunce? "Nessuna risposta alle esigenze dei cittadini e degli operatori che vogliono un servizio più efficiente, moderno e di qualità in tutto il Paese. Nuove chiusure di posti letto ospedalieri senza prevedere alcun servizio alternativo. Risposte inadeguate alla impellente domanda di assistenza per gli anziani ed i non autosufficienti. Nessuna risposta alla piaga delle liste d’attesa che le Regioni scaricano su medici ed operatori costretti a lavorare in condizioni inaccettabili – scrivono in una nota – E intanto continua lo scandalo delle nomine politiche di primari e direttori generali, dove si guarda più alla tessera di partito che alla qualità delle persone. Aumentano le denunce e gli scandali che mostrano una connivenza sempre più diffusa tra sanità e malaffare. Passa sotto silenzio la denuncia fatta dal Capo della Protezione civile Guido Bertolaso sul fatto che sono almeno 500 gli ospedali italiani a rischio di crollo per terremoto o altre calamità naturali. Ospedali che necessiterebbero, insieme a scuole e altri edifici di pubblica utilità, di un grande piano nazionale di sicurezza ed ammodernamento strutturale e tecnologico".

Fra le richieste delle sigle, ci sono maggiori risorse economiche valutabili in almeno 110 miliardi di euro per il 2010 e di 115 miliardi di euro per il 2011 contro i previsti 106,2 per il 2010 e 108,6 per il 2011, insieme a un maggiore rigore nel controllo della spesa sanitaria delle Regioni; un piano nazionale per la ristrutturazione, l’ammodernamento e la messa in sicurezza del patrimonio sanitario pubblico, ospedali, ambulatori e tecnologie, con almeno 15 miliardi di euro nei prossimi dieci anni; la garanzia che il federalismo fiscale non metta in discussione l’unità del servizio sanitario nazionale e il diritto dei cittadini ad avere stessa quantità e qualità dei servizi.

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