SCUOLA. Docenti, in Italia sono il 18,3% è precario. Dossier di Legambiente

Il mondo della scuola è sempre più "precario". Solo nell’ultimo anno il nostro Paese ha registrato un aumento di insegnanti senza cattedra di 54mila unità, arrivando ad un totale di 156.568, ossia il 18,3% dei docenti italiani. Secondo il dossier di Legambiente "Scuola pubblica: cambio di passo?", si tratta del numero più alto di precarietà mai individuato. In un’analisi parallela, si evidenzia una sensibile diminuzione del lavoro a tempo indeterminato: fra il 2001 ed il 2005 gli insegnanti di ruolo sono scesi di 46.528 unità. Tutto ciò, denuncia l’associazione, rischia di produrre gravi conseguenze sul percorso formativo dei ragazzi.

Il recente aumento della precarizzazione scolastica è stato determinato dall’aumento del numero di studenti, soprattutto nelle scuole superiori. "Dal 2001 – dichiara Legambiente – si sono iscritti a scuola 127.994 alunni in più, l’equivalente di 3.694 classi. Si è venuta così a creare una situazione paradossale: sono aumentati gli alunni e le classi, sono quindi aumentati i docenti, ma il tutto a "vantaggio" del precariato".

I più colpiti dal fenomeno "precari" sono gli istituti professionali, dove il 42,72% dei docenti è senza cattedra. E quasi il 50% degli insegnanti si sostegno è senza contratto. Ma non è tutto: alla riduzione dei contratti fissi si affianca un ridimensionamento delle risorse finanziarie. "Oltre all’esplosione del precariato, – spiega Vittorio Cogliati Dezza, responsabile nazionale di Legambiente Scuola e Formazione – assistiamo a una sempre più significativa riduzione dei finanziamenti; i tagli sono oggi ancor più "pesanti" perché la crescita degli alunni è determinata in gran parte dai ragazzi di origine straniera (nell’ultimo anno più di 430.000, pari a quasi il 5% della popolazione studentesca) che, proprio per le difficoltà linguistiche e le differenze culturali, avrebbero bisogno di una scuola ricca di più funzioni, prima fra tutte quella del mediatore linguistico e culturale". Questi i tagli alla scuola attuati da Governo: meno 22% rispetto allo scorso anno e 50% rispetto al 2001; meno 16% rispetto al 2006 quelli per le consulte provinciali e per le attività integrative orientate alla promozione della cittadinanza attiva degli studenti.

"La scuola è ancora affrontata come un costo – sostiene Vittorio Cogliati Dezza – Ma ciò che è più grave è che nelle scuole italiane si respira sempre la stessa aria di sfiducia, sia tra gli insegnanti che tra gli studenti, sempre più demotivati. Nonostante alcune innovazioni molto importanti, come l’innalzamento dell’obbligo scolastico a 16 anni, il rilancio dell’istruzione tecnica e professionale, la riforma dell’esame di stato e l’avvio del riesame delle Indicazioni nazionali piuttosto che la ripresa degli investimenti nell’edilizia, nella vita quotidiana della scuola non si registrano effetti tangibili. La scuola non se n’è accorta". Scendono anche i finanziamenti all’Educazione per gli adulti (in controtendenza alle decisioni di Lisbona 2000), solo in parte compensati da una piccola crescita dei corsi presso i Centri territoriali permanenti. Non è migliore la situazione delle risorse destinate alla formazione degli insegnanti, diminuite del 60% rispetto al 2001 e del 34,49% rispetto all’anno scorso. Inesistenti, inoltre, i finanziamenti per le nuove tecnologie nelle scuole. "Unico, consolante, dato in controtendenza: – conclude Legambiente – nella finanziaria 2007 tornano gli investimenti nell’edilizia scolastica, con decreti che dispongono incentivi per l’installazione del solare fotovoltaico nelle scuole".

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