SCUOLA. Il 55% delle scuole italiane costruite prima del 1974. Ecosistema Scuola di Legambiente

Un ragazzo italiano, che oggi entra nel mondo della scuola, ha il 55,62% di possibilità di trovarsi in un edificio vetusto (costruito prima del 1974). Il 38,14% delle scuole italiane, inoltre, ha urgente bisogno di manutenzione. E’ il dato più eclatante del Rapporto Ecosistema Scuola 2009, realizzato per il nono anno consecutivo da Legambiente e presentato oggi presso Villa Celimontana a Roma.

"Il nostro rapporto – ha spiegato Vanessa Pallucchi, responsabile Legambiente Scuola e Formazione – si rivolge direttamente agli enti proprietari degli edifici scolastici pubblici, che sono i Comuni per le scuole medie e le Provincie per le superiori. Dopo il disastro della scuola di Rivoli in Italia è stata messa una particolare attenzione al tema della sicurezza delle scuole, ma i dati ci fotografano un panorama negativo".

"Oltre al fatto che più della metà degli edifici scolastici sono stati costruiti prima del 1974, dunque prima che fossero introdotti gli obblighi di manutenzione e di interventi antisismici, c’è un 38% delle strutture che necessita interventi urgenti. Inoltre il 33,2% delle scuole non ha strutture per lo sport, sia al Sud che al Nord. Insomma l’edilizia scolastica con 42.000 edifici sparsi in tutto il Paese che necessitano di manutenzione straordinaria ed ordinaria, messa a norma e bonifiche rappresenta per Legambiente una delle grandi opere su cui investire, anche in chiave antirecessione".

Gli unici dati positivi riguardano gli interventi di manutenzione che, negli ultimi 5 anni sono cresciuti soprattutto grazie agli obblighi di adeguamento alla 626. Nel 2008 sono salite a 62,82% le scuole che negli ultimi 5 anni hanno goduto di interventi di manutenzione (erano 47,11% nel 2007). Nell’80,07% dei casi gli istituti hanno ottenuto la certificazione igienico sanitaria (61,75% nel 2005) e nel 70,33% l’agibilità statica (63,35% nel 2005).

Purtroppo persistono altre carenze: solo il 43,71% degli edifici risulta dotato della certificazione di prevenzione antincendio e sono poco più della metà (56,72%) quelli dotati di scale di sicurezza. Più diffuse le porte antipanico, presenti nel 91,55% degli istituti, mentre ben il 95,03% delle scuole ha svolto le regolari prove d’evacuazione.

Ma le note dolenti non finiscono qui. Sono ancora molte le scuole situate in prossimità di zone inquinate e a rischio: nel 6,71% dei casi vicino ad antenne ed emittenti radiotv, nel 6,39% ad aree industriali, 4,03% a elettrodotti ad alta tensione, mentre nell’11,83% delle scuole è certificata la presenza di amianto.

"Purtroppo resta ancora un dato sommerso – ha dichiarato Pallucchi – l’inquinamento da amianto e da radon, un gas che si trova in alcune rocce e che produce particolari forme di inquinamento. Poiché gli edifici sono vecchi il rischio di trovare, nascosti, questi due materiali tossici è alto, mentre bassa risulta l’azione di bonifica per eliminare del tutto la presenza di questi materiali".

Fortunatamente ci sono alcuni dati di cui Legambiente può vantarsi: il 94% delle scuole fa la raccolta differenziata; quasi tutte differenziano la carta (93,58%), seguita da plastica (62,93%), vetro (51,37%), organico (43,91%) e altri materiali come toner (39,01%) e pile (47,23%). Sono ormai abbastanza diffuse le mense biologiche, anche se per la maggior parte servono pasti parzialmente bio (76,66%) mentre scendono ancora a 4,88% i pasti serviti interamente bio (8,15% nel 2007).

Infine, è ancora troppo alta la percentuale di scuole che non offre possibilità agli studenti di fare sport per mancanza di strutture (33,42%), solo il 36,62% garantisce il servizio scuolabus, mentre il 78,97% degli istituiti possiede spazi verdi.

A parte i dati generali sulla situazione dell’edilizia scolastica in Italia, Legambiente stila una graduatoria delle città italiane con le scuole migliori dal punto di vista della sicurezza degli immobili e della qualità dei servizi offerti agli studenti. Ancora una volta, per il quarto anno consecutivo, in cima alla classifica si piazza Prato, soprattutto per gli edifici di recente costruzione, dotati di certificazioni di sicurezza, con la raccolta differenziata molto diffusa e l’ampio utilizzo di energie rinnovabili. In alcuni casi troviamo addirittura l’istallazione di pannelli coibentati in legno per non disperdere il calore e sistemi di recupero delle acque piovane per l’impianto antincendio. L’amministrazione fornisce il servizio di trasporto scolastico, il servizio mensa è a base di prodotti tradizionali e DOP e gli istituti sono dotati di giardini e aree verdi.

Segue nella graduatoria Biella dove l’amministrazione comunale, attraverso regolamento edilizio, ha promosso nelle scuole lo sviluppo di forme energetiche a basso impatto ambientale e ad alta efficienza (coibentazione dei tetti, finestre con vetro-camere, valvole termostatiche).

Terza è Terni, dove in quasi tutti gli edifici è stata realizzata la manutenzione straordinaria e le scuole hanno sviluppato pratiche ecocompatibili come la raccolta differenziata (soprattutto di carta, plastica e vetro) e il risparmio energetico (istallazione di centraline di regolazione climatiche). Si conferma quindi il centro nord, l’area privilegiata dove si consolida una politica volta a creare condizioni strutturali degli edifici scolastici sempre più sostenibili.

Quarta è Lecce, una delle poche meridionali che si piazzano in alto nella classifica, concentrata sulle certificazioni, la messa a norma delle scuole e sulle energie rinnovabili. I grandi centri urbani si distribuiscono in modo omogeneo lungo la graduatoria: Torino (30ª), Roma (35ª)e Napoli (51ª), attente al risparmio energetico (sistema di illuminazione gestito da sensori automatici) e alla messa in sicurezza delle scuole (certificati di agibilità e igienico-sanitari), occupano metà classifica, più in basso c’è Palermo (66ª), che ha fornito alcune scuole di pannelli solari fotovolatici e termici, e Milano (73ª). Chiude la classifica Genova (79ª), dove l’amministrazione si sta impegnando ad avviare un monitoraggio dei materiali che vengono differenziati nelle scuole. Tra le grandi città bocciate Venezia che non ha inviato i dati, mentre chiudono la classifica Messina (86 ª), Treviso (85ª) e Salerno (84ª).

A conclusione della giornata di oggi Legambiente ha toccato la questione delle risorse da dedicare all’edilizia scolastica. A che punto siamo? È stato chiesto a Gianni Bocchieri, che ha partecipato alla presentazione di Ecosistema Scuola 2009, in rappresentanza del Ministero dell’Istruzione.

"La materia dell’edilizia scolastica è molto delicata perché coinvolge tutti gli enti. Il Ministero coordina gli standard minimi di sicurezza e gestisce l’Anagrafe nazionale dell’edilizia scolastica. Purtroppo quest’Anagrafe, dopo 16 anni dalla sua introduzione, non è ancora completa, quindi noi non abbiamo un quadro preciso della situazione. Per fare una graduatoria degli interventi abbiamo bisogno di una base informativa, quindi come prima cosa abbiamo chiesto agli enti di mandarcci i dati nel più breve tempo possibile. C’è da sottolineare però – ha dichiarato Bocchieri – che i fatti di Rivoli hanno dimostrato che i campi dell’Anagrafe sono insufficienti. L’incidente, infatti, è stato provocato da un dato non strutturale e da qui è partita l’esigenza di aggiungere altri campi nell’Anagrafe. Abbiamo bisogno di capire quali sono le scuole non sicure perché devono essere chiuse. Non vogliamo sfidare la sorte.

Passando alle risorse – ha concluso Bocchieri – il Ministro Gelmini ha sbloccato il finanziamento previsto dall’ultimo piano triennale, approvato dal precedente Governo. L’altro passaggio è stato il decreto Gelmini che prevede il 5% dei finanziamenti alle opere edilizie e, infine, nel decreto anticrisi è stato previsto, tra i soldi destinati alle grandi opere dal Cipe, un miliardo di euro per l’edilizia scolastica".

di Antonella Giordano

 

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