SCUOLA. Ministro Gelmini incontra gli studenti ma resta ferma sul decreto

Oggi il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini ha ricevuto, presso il dicastero di Viale Trastevere, alcune delegazioni di studenti in merito al decreto 137, ma il confronto non è stato semplice. Nonostante le forti e diffuse proteste di studenti, genitori e insegnanti, che dilagano nelle piazze italiane, il Ministro ha ribadito la sua volontà ”ad andare avanti con l’approvazione del decreto legge 137 sulla scuola e il 133 sull’università”’.

Intanto ieri il Ministero dell’Interno, durante una riunione tecnica presieduta dal sottosegretario Alfredo Mantovano, cui hanno preso parte il capo della Polizia Antonio Manganelli e il capo di stato maggiore dell’Arma dei Carabinieri Leonardo Gallitelli, ha garantito "la piena possibilità di dissenso, purché espresso nel rispetto della legge e degli altrui diritti". Il Viminale ha fatto sapere, comunque che resterà fermo e determinato "nel prevenire qualsiasi tipo di degenerazione violenta, i cui responsabili saranno identificati e denunciati all’autorità giudiziaria".

Intanto arrivano i primi commenti sullo scontro Governo-studenti. "La scuola e l’università sono istituzioni fondamentali per la crescita e lo sviluppo di un Paese che vuole essere moderno e competitivo e non possono e non devono diventare terreno di scontro politico". E’ quanto dichiara l’avvocato Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori, auspicando per il bene del Paese un confronto costruttivo e non ideologico sui provvedimenti riguardanti scuola ed università.

"Le scelte che riguardano scuola ed università – continua Dona – devono essere fatte nel solo ed esclusivo interesse dei giovani, se si vuole garantire loro un futuro. Le polemiche sterili, da qualunque parte esse provengano, non contribuiscono certo a rafforzare le istituzioni scolastiche ed universitarie, ma ad indebolirle ulteriormente". "L’aria che tira nel mondo è pesante – conclude Dona – e l’Italia non può concedersi il lusso di fermarsi o rifiutare a priori qualsiasi cambiamento in un momento in cui la recessione avanza, i consumi calano vertiginosamente e l’incertezza regna sui mercati. Certo è che i sacrifici devono farli tutte le categorie ed il buon esempio deve venire sempre dall’alto: nessuno può chiamarsi fuori proclamandosi innocente e magari invocare il rigore per gli altri".

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