SESSIONE CNCU-REGIONI. Federalismo nel welfare e nella sanità: confronto tra Regioni e Consumatori

"Siamo di fronte alla costruzione di una società di mezzo?" E’ questa la domanda che ha posto Aldo Bonomi, direttore dell’Istituto di ricerca Aaster e consulente del Cnel, nel suo intervento alla Sessione programmatica del Cncu che si è aperta oggi a Orvieto. "Di sicuro stiamo assistendo ad una transizione e dobbiamo ragionare sul passaggio dal 900, secolo caratterizzato dal lavoratore posto al centro della contrattazione, al nuovo secolo dove la figura centrale è il consumatore. Io credo che le Regioni e le altre Istituzioni debbano ragionare su questo, considerando nel rapporto con il territorio anche i nascenti tavoli con i Consumatori".

Bonomi ha precisato che in questa società di mezzo anche il welfare è soggetto a cambiamenti: su esso continuano ad incidere le voci degli industriali, dei sindacati, ma iniziano ad incidere molto anche il costo delle autostrade, dei servizi eccetera. In quest’ottica cambiano necessariamente la spesa pubblica e la spesa sanitaria. "Quando andiamo a negoziare in Europa il nostro debito pubblico, che è figlio del 900, dobbiamo mettere sul piatto quelle che sono le nuove tendenze e i nuovi bisogni dei consumatori". Il primo comportamento collettivo da considerare per affrontare questa fase di transizione è, secondo Bonomi, quello della rappresentanza di quei soggetti che non hanno voce. Per tenere assieme le due società di mezzo bisogna considerare gli interessi di essi.

Il tema della rappresentanza è stato affrontato anche da Salvatore Allocca, Assessore al Welfare e Tutela consumatori della Regione Toscana, che ha sottolineato la necessità di costruire un cittadino consapevole, che consumi in modo consapevole: per raggiungere quest’obiettivo bisogna puntare all’informazione, oltre che alla tutela. "I consumatori, oltre ad essere tutelati, hanno quindi bisogno di una rappresentanza, per influire sulla politica e sul mercato". Secondo Allocca il settore sanitario è uno dei terreni principali sui cui si può costruire un cittadino consapevole: la persona non deve sapere quello che è una prestazione sanitaria, nel momento in cui ne ha bisogno. Con una spesa sanitaria più equilibrata ed integrata si possono eliminare gli sprechi e le Regioni possono creare con il cittadino un rapporto migliore.

Qual è la posizione dei Consumatori sul federalismo? "Abbiamo scelto il federalismo, come tema per questa Sessione del Cncu, perché è un argomento che inciderà sulla vita di tutte le famiglie – ha spiegato Antonio Longo, Presidente del Movimento Difesa del Cittadino (MDC) – Io credo che il federalismo sia un’occasione per parlare delle riforme che disegneranno l’Italia del futuro, con una nuova forma di fisco e di spesa". Longo ha ribadito che la vera partita del federalismo si gioca proprio sul welfare. "Oggi sono le famiglie a farsi carico dei costi del welfare ed è per questo che la maggior parte dei cittadini sono contenti che le competenze passino alle Regioni, perché hanno una gran voglia di welfare. C’è un’importante attesa perché si spera che i governi regionali spendano meglio e diano conto delle proprie politiche. I cittadini più timorosi sono quelli delle Regioni del Sud, dove si teme appunto che questo non funzioni".

Longo ha posto due quesiti, strettamente legati all’attuazione del federalismo: "Cosa si può fare per mettere le famiglie in condizione di affrontare meglio questi cambiamenti? I servizi fondamentali passeranno totalmente sotto il controllo di Regioni e Comuni, o ci sarà una compartecipazione?" A tal proposito il Presidente di MDC ha fatto un esempio attualissimo: "Il Veneto, che è una tra le Regioni promotrici del federalismo, sotto l’emergenza dell’alluvione ha giustamente chiesto l’intervento del Governo centrale. Per questo – ha concluso Longo – il federalismo ha bisogno di una riflessione seria, che coinvolga tutti i cittadini".

Liliana Ciccarelli, responsabile conciliazioni di Cittadinanzattiva, ha affrontato il tema del federalismo in sanità. "In Italia i cittadini fanno i conti con un federalismo sanitario dal 2001. Un esempio ne sono i LEA, Livelli Essenziali di Assistenza. Questi – ha spiegato Ciccarelli – sono stati un punto di svolta nel momento in cui si è passati ad una logica nuova: quella secondo cui tutti gli italiani hanno diritto alle stesse prestazioni sanitarie, dello stesso livello di qualità. Oggi, però, i LEA sono diventati, per alcune Regioni, il livello massimo di prestazioni uguali per tutti, mentre per altre sono il livello minimo". Liliana Ciccarelli ha sottolineato il fatto che l’obiettivo positivo legato all’introduzione dei LEA si è perso nel tempo, anche perché i LEA sono fermi da 10 anni. "Si è tentato più volte di aggiornarne l’elenco, ma non siamo ancora riusciti a farlo. A questo punto ci si chiede per quale motivo in Italia servizio universale diventa sinonimo di servizio obsoleto". Secondo Ciccarelli il nuovo elenco dei LEA dovrebbe includere le cure odontoiatriche, l’assistenza domiciliare, che oggi è inadeguata in termini di quantità e di qualità, la riabilitazione, le malattie rare, nomenclatore tariffario delle protesi e degli ausili. Ma l’elenco potrebbe essere ancora lungo. Come si può garantire tutto questo in termini economici? "Ci sono delle condizioni essenziali per il federalismo – ha concluso Ciccarelli – una corretta ripartizione delle risorse, una corretta considerazione dei bisogni territoriali e una definizione di standard di base uguali per tutti".

 

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