SESSIONE CNCU-REGIONI. Nei servizi pubblici locali il cittadino non ha scelta. Rapporto MSE

Nel 2007 il costo di cittadinanza medio di una famiglia italiana, composta da due adulti e un figlio,è stato di 2.816 euro. La cittadinanza, infatti, ha un costo che tutte le famiglie pagano per svolgere la loro "normale" vita da cittadini. E dunque il costo della cittadinanza si misura in servizi pubblici essenziali come i trasporti locali, l’assistenza sanitaria di prossimità, l’asilo nido, la raccolta dei rifiuti e la fornitura di gas, acqua ed elettricità. A queste voci si aggiungono le addizionali Irpef e tutti quei contributi stabiliti dalle Regioni e dai vari enti locali.

Cioè a dire che la cittadinanza dipende sì dalla qualità dei beni e dei servizi acquistati, ma soprattutto dal luogo di residenza. Infatti, come si evince dal rapporto sul costo di cittadinanza del Ministero dello Sviluppo economico, discusso oggi nella seconda parte della X Sessione del Cncu, a Venezia si spende di meno che a Cagliari. I due capoluoghi di regione sono agli antipodi di una classifica che prende in riferimento 14 tra le principali città italiane.

E’ quindi Venezia la città dove una famiglia paga meno per "sentirsi" cittadina: con 2.598 euro all’anno una famiglia nel capoluogo veneto spende circa 800 euro in meno di una famiglia che vive a Cagliari, che spende invece 3.237 euro. Se a questa somma si aggiungono le imposte locali, la spesa complessiva sale nella media a 3.778 euro, con un minimo di 3.178 euro a Venezia ed un massimo di 4.025 euro a Cagliari.

E’ significativo il fatto che non ci siano sostanziali differenze tra Nord e Sud: la seconda città con un costo di cittadinanza più basso è, infatti, Bari con una spesa di 2.625 euro. A metà classifica troviamo Roma e Napoli, con un costo rispettivo di 2.738 euro e di 2.739 euro. Si avvicina ai 3.000 euro il costo di cittadinanza di una famiglia genovese (2.965 euro), mentre Palermo, con i suoi 3.071 euro, viene subito prima di Cagliari.

Non esiste, comunque, una città in cui in assoluto tutti i servizi costano meno, né una uniformemente più cara. Ad esempio a Cagliari è la spesa per servizi ed energia quella più elevata, mentre la spesa per il complesso degli altri servizi è più bassa. Dall’altro lato a Venezia alcune spese sanitarie, i biglietti dei trasporti urbani ed i taxi hanno costi più elevati. Un dato abbastanza oggettivo è il seguente: nella maggior parte delle città a costi elevati per alcuni servizi corrispondono prezzi e tariffe più bassi per altre voci di spesa.

"Abbiamo voluto portare il rapporto, realizzato dal Ministero dello Sviluppo Economico, all’interno di questo incontro perché stiamo ragionando su quale può essere la risposta dei consumatori alla crisi economica – ha detto Gianfrancesco Vecchio, Direttore generale del Ministero dello Sviluppo economico – Crediamo che il consumatore abbia un ruolo centrale nella crisi con la sua scelta del bene o del servizio migliore; in una dinamica concorrenziale, è fondamentale che il consumatore abbia un’ampia informazione sulle possibili soluzioni tariffarie, come sta accadendo nel settore delle assicurazioni. Questo è importante per avere un consumatore consapevole" ha aggiunto Vecchio.

"Purtroppo in molti servizi locali vincolati al territorio il consumatore non ha la scelta, dunque non può essere consapevole, non avendo neanche la capacità di confronto dei servizi rispetto al prezzo e alla qualità. L’obiettivo di questo rapporto non è quello di fare una graduatoria delle città, ma quello di avere appunto dei punti di confronto. Questo ci permetterà di affrontare meglio la questione della riforma sui servizi pubblici locali e ci spinge sulla strada del federalismo fiscale, che dà al cittadino la capacità di confrontare quello che paga con quello che gli si offre".

"Dal rapporto – ha concluso Vecchio – emerge che in tutte le realtà ci sono margini di miglioramento sia sul piano dei costi sia su quello dell’efficienza. E il Ministero, oltre ad aggiornare questa ricerca, sta facendo un’analisi più sistematica dei dati, con l’istituzione di un osservatorio sui costi di questi beni e servizi locali".

di Antonella Giordano

 

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