SESSIONE CNCU-REGIONI. Seconda giornata: le esperienze di Adoc e Cittadinanzattiva

Claudio Melchiorre (Adoc). L’approccio seguito fino a qualche tempo fa dall’Unione Europea è stato quello "Noi stiamo facendo questo, fatelo anche voi". Questo approccio è risultato poco comprensibile per il movimento dei consumatori italiano. Un movimento in costante crescita: 5 anni fa l’intero movimento rappresentava 1milione e ½ di cittadini. Oggi siamo a più del doppio. Oltre ai numeri, anche la rappresentatività è cambiata: pensiamo all’accordo erga omnes concluso pochi giorni fa con l’Abi. Nel momento in cui la funzione contrattuale del sindacato viene messa in dubbio, alle associazioni dei consumatori viene riconosciuto. Dobbiamo ammettere che tra bi consumatori regna grande confusione: ogni associazione viene appellata con sigle di fantasia. In realtà noi siamo destinati a stare insieme pur mantenendo ognuna le proprie specificità e differenze. Tuttavia credo che sia fondamentale trovare un punto di collegamento che facciua avanzare tutto il movimento.

Giustino Trincia (Cittadinanzattiva). Inizio subito con due proposte per i prossimi incontri: dobbiamo cercare di dare maggiore spazio ai racconti delle realtà regionali perché è attraverso loro che possiamo vedere come in concreto si determinano le vittorie; pensare alla creazione di gruppi di lavoro per approfondire i temi di importanza prioritaria. C’è una differenza tra le ultime due Sessioni Programmatiche, quella di Palermo del 2005 e quella di quest’anno a San Benedetto del Tronto. A segnare questo cambiamento c’è il vento del cambiamento. A fare la differenza sono soprattutto le scelte governative: oggi c’è un provvedimento cruciale, voluto dal ministro Bersani, che pone al centro della scena politica ed economica il cittadino/consumatore. Questa, come ripetuto più volte nel corso di questa due giorni, è stata una svolta culturale. Federalismo. Quello che si sta realizzando è un federalismo che non mi piace perché marginalizza alcuni diritti che dovrebbero essere garantiti senza zone franche. Tavolo nazionale. D’accordo ma non deve rimanere solo un tavolo nazionale. Dobbiamo pretendere un confronto paritario con le Regioni. Concorrenza. E’ una condizione ma è necessario un contrappeso. Bisogna integrare il meccanismo con una riforma degli strumenti di partecipazione civica e di tutela dei diritti. Di tavoli, di osservatori, di consulte non ne possiamo più. Sono necessari nuovi statuti che prevedano nuovi luoghi e procedure che garantiscano: un migliore accesso ai servizi; una migliore qualità degli stessi; di combattere gli sprechi e di concorrere alla definizione e non solo alla ratifica delle politiche regionali che riguardano i consumatori. Tutto ciò deve essere necessariamente accompagnato da nuovi strumenti di tutela, penso alla class action. Risorse. Siamo stanchi di elemosinare risorse. Inoltre, senza polemiche, ma urge metter in chiaro che le associazioni non possono aggregarsi solo per i bandi: c’è bisogno anche e soprattutto di valori condivisi. In conclusione una riflessione sulle sfide alle quali ieri ci hanno invitati sia Errani che D’Antoni. La più importante riguarda che l’impegno che deve animarci per riscoprire il primato della dimensione della cittadinanza.

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