SICUREZZA ALIMENTARE. Al Brennero manifestazione in difesa del Made in Italy

Attraverso il valico Brennero giungono in Italia miliardi di litri di latte, cagliate e polveri all’anno ma anche decine di migliaia di cosce di maiale per fare i prosciutti, pomodori e altri prodotti destinati a finire in tavola senza alcuna informazione ai consumatori. E il caso della mozzarella blu proveniente dalla Germania ne è un esempio. In difesa del Made in Italy si sono dati appuntamento questa mattina allevatori e coltivatori, anche con i loro trattori, al valico del Brennero.

Help Consumatori ha parlato con Stefano Masini, responsabile ambiente e consumi di Coldiretti, che ha spiegato: "Ci sono rilevanti importazioni in Italia sia come flussi comunitari di entrata di prodotti sulla base delle varie categorie merceologiche, sia da Paesi extracomunitari. Per quanto riguarda il latte, quello che colpisce l’attenzione sono i Paesi di provenienza come la Svizzera, la Croazia, Israele, gli Stati Uniti. Un Paese come l’Itali,a che fa della tipicità e della qualità gli elementi di bandiera, non può essere destinazione di tali flussi. Il problema è che queste origini dei prodotti non sono rese pubbliche al consumatore. Il cittadino non può sapere da dove viene il latte dei prodotti caseari. Per questo l’obiettivo della nostra mobilitazione è proprio smascherare il falso Made in Italy.

Quale il suo commento alla bocciatura europea alla proposta di decreto ministeriale italiano sull’origine in etichetta del latte sterilizzato a lunga conservazione, UHT, pastorizzato microfiltrato e di quello pastorizzato ad elevata temperatura, nonché dei prodotti lattiero-caseari?

Coldiretti ha più volte sollecitato l’iniziativa dello Stato Italiano a promuovere a livello europeo un dibattito che ad oggi è rimasto marginale rispetto alla centralità del tema dell’informazione al consumatore sull’origine dei prodotti. L’Unione Europea ha però arrestato questo processo di modernizzazione di una disciplina che richiede solo più coerenza con quelli che sono i diritti fondamentali del cittadino.

Adesso però è in discussione un regolamento che prevedrebbe proprio l’indicazione di provenienza anche per i prodotti lattiero caseari…

Oggi la ripresa della discussione all’interno di un regolamento comunitario lascia intendere che sull’indicazione dell’origine in etichetta ci siano delle posizioni contraddittorie tra chi ritiene che la trasparenza sia un dato che fa bene anche alla concorrenza delle imprese e chi nasconde dietro il "no" alla provenienza il problema della limitazione degli scambi. Quest’ultima posizione non ci vede d’accordo perché la gara tra le imprese funziona se i consumatori possono scegliere correttamente. L’Unione Europea ha fatto molti passi falsi. Sta ai consumatori, alle associazioni w alla società civile continuare senza sosta una battaglia che ha radici lontane. Ricordiamoci che prima etichettatura di origine sugli alimenti è legata al 2000 a seguito del caso della mucca pazza. Così poi nel caso delle carni avicole con il problema dell’influenza aviaria. Noi vogliamo che siano solo le gravi epidemie ad alimentare questo dibattito.

Non sempre però il Made in Italy è stato esente da frodi alimentari. Pensiamo alle contraffazioni del Parmigiano Reggiano o al Commissariamento del Consorzio della mozzarella di bufala campana Dop lo scorso gennaio.

Ciò che è essenziale è che il consumatore sia informato, e a nostro avviso l’informazione del territorio è uno degli elementi centrali per una scelta consapevole. Rappresentando gli agricoltori ritengo che i nostri prodotti debbano essere prima di tutto sani e poi buoni. In molti casi la filiera è lunga e sofisticare gli alimenti può essere un’attività molto lucrativa che spesso è gestita dalla criminalità organizzata. Nei mercati organizzati e nelle aziende censite e controllate da Coldiretti non ci sono problemi perché i nostri disciplinari sono molto rigidi e perché c’è un alto senso di responsabilità. L’agricoltore può pensare di avere un reddito giusto solo se soddisfa le esigenze del consumatore, che non è solo il cliente ma anche l’alleato e il protagonista di un percorso di produzione e messa sul mercato di prodotti sicuri e di qualità. Il resto della filiera, sebbene italiana, può nascondere delle deficienze organizzative. Sicuramente nel nostro Paese non vengono messi in commercio prodotti inidonei al consumo come accade in altri Paesi come la Turchia o la Thailandia. Sul piano della qualità il consiglio è acquistare direttamente dall’agricoltore con vantaggi sul piano della convenienza e della bontà.

 

A cura di Silvia Biasotto
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