SICUREZZA ALIMENTARE. Batterio E. Coli, Efsa: “Non mangiare germogli crudi”

Tra il focolaio tedesco di Escherichia Coli 0104:H4 e il focolaio francese ci sarebbe un collegamento: si tratta di una partita di semi di fieno greco importati dall’Egitto ed utilizzati per produrre i germogli. E’ quanto ha concluso la task force dell’Efsa (Autorità Europea per la sicurezza alimentare) istituita il 26 giugno 2011 per coordinare le indagini per rintracciare la possibile fonte delle epidemie batteriche.

L’allerta, tuttavia, resta alta e l’Efsa consiglia ai consumatori di non mangiare i germogli crudi e neanche quelli coltivati in proprio per uso personale, a meno che non siano completamente cotti. Non si può, infatti, escludere che siano coinvolti altri lotti di fieno greco importati dall’Egitto nel periodo 2009-2011. Inoltre, i risultati negativi di test microbiologici effettuati sui semi non possono essere interpretati come la prova che un lotto non è contaminato dal batterio. Poiché i semi venduti alle aziende per la coltivazione dei germogli vengono spesso miscelati con altri semi, non si può escludere una contaminazione incrociata.

In una lettera alla Commissione Europea, l’Autorità chiede di concentrare tutti gli sforzi per evitare un’ulteriore esposizione del consumatore ai semi sospetti e di effettuare operazioni di tracciamento in tutti i paesi che possono avere ricevuto i semi delle partite in questione.

L’Efsa ricorda che il focolaio di tossina Shiga produzione Escherichia coli (STEC) scoppiato in Germania a maggio 2011 è in corso anche se il numero di nuovi casi è in rapida diminuzione. Dall’inizio dei due focolai, ci sono stati un gran numero di pazienti con diarrea emorragica causata da STEC e una percentuale insolitamente alta di queste hanno sviluppato la sindrome emolitica uremica (SEU). Ad oggi l’epidemia è responsabile di 48 morti in Germania e uno in Svezia. Il numero totale dei casi segnalati nella UE, compresa Norvegia e Svizzera è di 4.178.

 

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