SICUREZZA ALIMENTARE. Batterio E. Coli, sequestro di hamburger nel veronese

Dopo il caso scoppiato ieri in Francia dei 7 bambini ricoverati in ospedale a Lille per un’infezione da Echerichia Coli causata da alcune hamburger, il Ministro della Salute Ferruccio Fazio ha disposto il sequestro di 1570 confezioni di hamburger da un chilo e 4.000 confezioni di polpette da 900 grammi (per un totale di circa 5 tonnellate di prodotto) a marchio "Steaks Country", dell’azienda francese che è all’origine dell’infezione che ha colpito i bambini.

Il sequestro è avvenuto in provincia di Verona, nella piattaforma logistica della Lidl che sta pienamente collaborando con i carabinieri dei Nas e sta ritirando dai suoi supermercati i prodotti "sospetti". I campioni dei prodotti, che costituiscono la gran parte degli hamburger e polpette "Steaks Country" presenti in Italia, saranno ora analizzati dall’Istituto Zooprofilattico di Padova per verificare la presenza di batteri infettivi. La restante parte degli hamburger e polpette "Steaks Country" verranno sequestrati oggi dai Nas.

Il Ministro Fazio ha ringraziato i Nas per l’ immediato intervento e il sequestro cautelativo temporaneo dei prodotti. "Questa operazione – ha detto Fazio – dimostra l’elevato livello del sistema di sicurezza alimentare del nostro Paese, basato sull’assoluta tracciabilità dei prodotti, e deve rassicurare i consumatori. Nei prossimi giorni avremo i risultati delle analisi e potremo verificare se il batterio infettivo che ha colpito i bambini francesi si trova nella carne o se è legato a difetti di conservazione o manipolazione del cibo". In un’intervista a Radio 24, oggi, il Ministro ha tranquillizzato i consumatori italiani, spiegando che il sequestro è stato preventivo e che per il momento non c’è nessun problema anche perché ancora non si sa se "il batterio venga proprio dalla carne o dalla filiera". Fazio ha consigliato ai consumatori che avessero già acquistato carne di hamburger della marca sospetta, di cuocerla bene almeno 3-4 minuti a 70 gradi.

Adiconsum comunque invita i consumatori ad astenersi dall’acquisto e dal consumo di hamburger surgelati di marca Steaks Country eventualmente presenti nei punti vendita del nostro Paese almeno fino a quando l’emergenza non sarà rientrata. L’Associazione rinnova l’invito a rispettare le seguenti semplici regole di igiene, sempre utili nella prevenzione di tossinfezioni trasmesse da alimenti:

  • lavare accuratamente le mani prima di cucinare, e ripetere l’operazione dopo aver toccato alimenti crudi;
  • evitare il consumo di carne cruda o poco cotta, specialmente se macinata, e di latte crudo non pastorizzato o di suoi derivati;
  • lavare accuratamente insalate, ortaggi e frutta prima del consumo, eliminando la buccia ogni volta che sia possibile;
  • evitare contaminazioni crociate di alimenti pronti per il consumo (come insalate e ortaggi da consumare crudi o cibi già cotti) con carne cruda – per esempio usando lo stesso coltello o lo stesso tagliere – e non lasciare mai che alimenti crudi o loro succhi vengano a contatto con cibi già cotti o destinati al consumo a crudo.

La Coldiretti denuncia il fatto che "gli hamburger di carne bovina macinata e successivamente trasformata anche solo con l’aggiunta di un po’ di sale, rosmarino, pangrattato o farina, come la gran parte dei prodotti industriali in vendita nei supermercati, non devono riportare obbligatoriamente l’indicazione dell’origine in etichetta".

Per questo la Coldiretti chiede l’immediato adeguamento della normativa ritenuta ingannevole: "l’obbligo di indicare la provenienza della carne bovina in etichetta è in vigore per gli hamburger di carne macinata fresca come nel caso della vaschetta refrigerata presentata nei banconi del supermercato e in quelli di carne macinata tal quale trattata solo termicamente (surgelazione) ma – sottolinea la Coldiretti – basta l’aggiunta, come spesso avviene, di un qualche ingrediente per fare venire a meno questo obbligo e deve essere indicato solo lo stabilimento di trasformazione industriale, secondo il regolamento Ue N.1760/00 che istituisce un sistema di etichettatura delle carni bovine e delle carni bovine macinate che esclude dall’etichettatura d’origine obbligatoria i prodotti trasformati dall’industria (cioè processati) quali la bresaola e le carni bovine in scatola." Secondo la Coldiretti si tratta di una situazione ingiustificata che apre facilmente le porte agli inganni perché si rischia di fare passare come Made in Italy un prodotto importato dall’estero. "Occorre pertanto intervenire – chiede la Coldiretti – per estendere a tutti i prodotti l’obbligo di indicare in etichetta l’origine come previsto dalla legge nazionale approvata all’unanimità dal Parlamento italiano lo scorso febbraio 2011".

La Coldiretti ricorda anche che sugli scaffali 2 prosciutti su 3 provengono da maiali allevati all’estero senza una adeguata informazione, tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro venduti in Italia sono stranieri mentre la metà delle mozzarelle sono fatte con latte o addirittura cagliate provenienti dall’estero, ma nessuno lo sa perché non è riportato in etichetta.

"Per quanto riguarda le carni bovine fresche l’etichetta di origine – precisa la Coldiretti – è entrata in vigore in modo completo dal primo gennaio 2002 dopo l’emergenza mucca pazza e si è dimostrata efficace nel contrastare la psicosi nei consumi che si era verificata a seguito della diffusione della Bse in alcuni Paesi Europei. L’etichetta deve contenere tutte le informazioni sugli animali di provenienza della carne acquistata con riferimento agli Stati di nascita, di ingrasso, di macellazione e di sezionamento, nonché un codice di identificazione che rappresenta una vera e propria carta di identità del bestiame. E’ quindi possibile sapere se la fettina acquistata in macelleria è stata ottenuta da un bovino nato, cresciuto e allevato in Italia o se si tratta di un capo nato in Francia, cresciuto e macellato in Italia o ancora se la carne proviene da un animale nato, cresciuto e macellato in Irlanda".

"Nel punto vendita, per la carne venduta a taglio, l’etichetta puo’ essere sostituita con una informazione fornita per iscritto e in modo visibile al consumatore. Inoltre possono essere aggiunte, volontariamente, notizie relative all’azienda di nascita, alla tecnica di allevamento, al tipo di alimentazione adottata, alla categoria (vitello, vitellone, toro, ecc.) e alla razza degli animali. Recentemente – conclude la Coldiretti – sono arrivati sul mercato anche gli hamburger di carne di razza chianina, marchigiana e piemontese che rappresentano le antiche razze italiane".

"L’informazione chiara, realistica e non allarmistica è essenziale per aiutare i consumatori a effettuare scelte consapevoli – commenta Silvia Biasotto, responsabile Sicurezza Alimentare del Movimento Difesa del Cittadino (MDC) – Il sequestro effettuato dai Nas di circa 5 tonnellate di hamburger a marchio Steaks Country e l’invito ai cittadini a non consumare prodotti di questa marca rientra nell’attività di gestione del rischio da parte delle istituzioni". "L’indicazione dell’origine del prodotto in etichetta, in questo caso carne bovina – spiega Biasotto – consente al consumatore stesso di orientare il proprio comportamento a scopo cautelativo, senza dover far precipitare i consumi di un intero comparto merceologico, come avvenne nel caso dell’aviaria. Ricordiamo però che se si tratta di prodotti trasformati (ad esempio polpette con l’aggiunta di altri ingredienti) non è necessario indicare la provenienza. Per questo è importante che la legge sull’etichettatura, approvata lo scorso gennaio, che prevede l’obbligo di presenza in etichetta dell’origine anche per le materie prime prevalenti dei trasformati, possa ricevere l’ok dell’Europa ed entrare presto in vigore nel nostro Paese. Restiamo comunque in attesa dei risultati delle analisi del sequestro avvenuto in Italia".

 

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