SICUREZZA ALIMENTARE. Bevande antisbornia, Altroconsumo lancia allarme pericolosità

Sono vendute via Internet e nelle discoteche con la promessa di far passare velocemente la sbornia. Si tratta delle bevande antisbornia: si stanno diffondendo anche tra i giovani italiani come antidoto agli eccessi del sabato sera, nonostante gli esperti dicano che sono inefficaci. Pochi giorni fa i carabinieri dei Nas ne hanno sequestrate ventimila confezioni, importate da Francia e Svizzera perché ritenute "non conformi", in base alle regole degli integratori alimentari.

Ad innalzare l’attenzione su questo nuovo fenomeno pericoloso, nato in Francia, è Altroconsumo che sottolinea che non c’è niente di vero in ciò che c’è scritto sulle confezioni di queste bibite: l’agenzia francese per gli alimenti, la salute e la sicurezza sul lavoro ha già emesso il suo parere nel luglio 2010 ritenendo questi claim scientificamente infondati e quindi inaccettabili. E gli esperti non lasciano spazio a dubbi: "non esistono bevande che possano vantare un effetto anti sbornia, perché non ci sono sostanze in grado di accelerare il fenomeno di smaltimento dell’alcol nel sangue".

Ma qual è il vero pericolo? Queste bevande, dalla composizione innocua, sono pericolose perché creano un falso senso di sicurezza e sono suscettibili di condurre a un consumo di alcol incontrollato, soprattutto prima di guidare. In genere, queste bevande sono composte da acqua, fruttosio, acidificanti (per esempio acido citrico), antiossidanti (vitamina C) e vari estratti di erbe e piante come melissa, liquirizia, carciofo.

Alcuni di questi prodotti hanno anche pagine dedicate sui social network in cui si decantano effetti miracolosi che colpiscono per la loro pericolosità:

  • Rebootizer, per esempio, "stimola l’organismo, aiutandolo ad eliminare gli eccessi di alimenti e di alcolici. È anche un cocktail contro i postumi della sbornia, compagno dopo le vostre scorribande notturne, dopo le serate di festa, dopo una qualsiasi serata dove avete assunto dell’alcoo…"
  • Equì dichiara sul suo sito internet di essere in grado di "eliminare gli alcoli e gli eccessi alimentari", specificando che "l’azione principale avviene per l’alcol etilico ma anche per tante altre sostanze tossiche e/o per alimenti poco digeribili".
  • Outox addirittura si definisce come "un riduttore accelerato dell’alcol, agisce nel nostro organismo aiutandolo ad eliminare più rapidamente l’alcol, contribuendo a ridurre rapidamente i malesseri tipici dell’ubriachezza, il senso di nausea, il giramento di testa e poi, a qualche ora di distanza, la cefalea, il senso di stanchezza e svogliatezza".

Per sapere cosa dicono le etichette di questi prodotti, Altroconsumo ha acquistato online 2 bevande: Security Feel better e Outox. La prima si definisce come una bevanda digestiva senza alcol a base di piante, che "facilita la digestione di cibi e bevande". La promessa di questo digestivo sulla confezione è allettante: "in meno di un’ora ti sentirai meglio". Al contrario di quanto pubblicizzato sul sito, non c’è nessun riferimento in etichetta ad eventuali azioni antisbornia, ma solo apparentemente. Compare infatti accanto alla denominazione un claim in inglese che richiama proprio a questa azione: "no hangover"…forse scrivendolo in un’altra lingua si ha meno la sensazione di essere ingannevole, visto che non esistono studi scientifici validi in grado di supportare quanto dichiarato?

Il secondo, Outox, ha molte indicazioni in francese, ma il claim è chiaro: "accélère la baisse naturelle du taux d’alcool et previent les lendemains difficiles", aggiungendo però che l’effetto è variabile in funzione degli individui, del loro peso, età, sesso, stato di salute, e da un giorno all’altro. Nel 2005 l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, avvalendosi dei pareri dell’Istituto Superiore di Sanità e dell’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione, aveva sanzionato l’azienda produttrice giudicando ingannevoli proprio i messaggi relativi alla capacità vantata di smaltire l’alcol. Anche l’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare sta ora valutando la veridicità di queste affermazioni.

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