SICUREZZA ALIMENTARE. Bibite di fantasia, HC Intervista S. Masini, (Coldiretti)

Con il disegno di legge comunitaria 2007 viene abrogato l’articolo della normativa sull’etichettatura di alcuni prodotti agroalimentari (Legge 3 agosto 2004, n. 204) nel quale si prevede che: "Le bevande analcoliche vendute con denominazioni di fantasia, il cui gusto e aroma fondamentale deriva dal loro contenuto di essenze di agrumi, o di paste aromatizzanti di agrumi, non possono essere colorate se non contengono anche succo di agrumi in misura non inferiore al 12%". Per saperne di più sulle conseguenze di questa novità abbiamo intervistato, Stefano Masini, responsabile per le politiche ambientali e del territorio della Coldiretti.

D. La legge comunitaria 2007 consente la produzione e la vendita di bibite di fantasia con l’aroma e il colore delle arance, ma senza alcuna garanzia sulla reale loro presenza. Che tipo di prodotto ci troveremo sugli scaffali?

R. La possibilità di distinguere un prodotto che sia ottenuto dalla spremitura di arance rispetto a un prodotto integrato con succo naturale oppure semplicemente al gusto di arancia sarà molto difficile per il consumatore. Questo perché con questo ddl si abroga una norma importante che definisce la distinzione tra le bevande con denominazione di fantasia e i succi contenenti una soglia del 12% di prodotto naturale. Vale come aranciata sia la bevanda composta dal succo che quella composta solo da aromi e coloranti. Il consumatore deve quindi guardare le informazioni nella lista degli ingredienti.

Se nel contenitore della bibita è raffigurata la figura o simbologia dell’arancia abbiamo un ingrediente caratterizzante evidenziato. Questo vuol dire che la tipologia "agrume" oltre ad essere presente nella lista degli ingredienti, dovrà essere stabilita anche la quantità di questo che sarà indicata in etichetta. Se non ci fossero riferimenti di immagini di arancia o la parola aranciata, nella lista degli ingredienti avremo solo una omissione. E’ anche vero che spesso è il colore stesso della confezione della bevanda a richiamare l’attenzione: arancio per l’arancia e giallo per limonata.

D. Come potrà adesso il consumatore distinguere una vera aranciata da una bibita che nulla a che fare con le arance?

R. I consumatori possono fare molto per tutelarsi. Un esempio è il caso degli OGM per i quali l’Unione Europea aveva stabilito l’etichettatura solo in caso di superamento della soglia dello 0,9%. Negli scaffali dei nostri supermercati non troviamo prodotti con la scritta OGM e questo perché notoriamente i consumatori preferiscono non acquistare questo tipo di alimenti. Probabilmente però al di sotto di quella soglia i prodotti possono contenere tracce. Sempre di più però le marche che vogliono attrarre l’interesse dei consumatori, etichettano volontariamente il prodotto come OGM Free. Il consumatore deve diventare sempre più attento quando si avvicina allo scaffale. Leggere le informazioni che le imprese saranno sempre più motivate ad inserire (soprattutto quelle facoltative).

Se noi metteremo sul mercato sul mercato delle bevande che non sono aranciate ma bibite gassate contenti zuccheri daremo un ulteriore contributo all’obesità. E’ una cosa sconcertante che il Governo, appena dimesso, abbia approvato un provvedimento come "Guadagnare salute" (che promuove alcuni corretti stili di vita alimentare) e il giorno dopo consenta l’approvazione di un emendamento che permette di mettere sul mercato altre bevande gassate quando sappiamo che questo costituisce una delle cause dell’obesità.

D. Quali le conseguenze per gli agricoltori?

R. Per gli agricoltori questo norma determina un danno economico notevole: ogni punto percentuale di frutta in meno nelle bibite (11% invece del 12%) vale oltre 200mila quintali di prodotto in meno. Rischiamo che la produzione di qualità delle arance di Sicilia e degli agrumi più famosi del nostro territorio destinati alla produzioni di aranciate rimanga invenduta. Questo perché è più facile immettere nel mercato acqua aromatizzata come bevanda di fantasia ma contrabbandata con il vestito dell’aranciata.

D. Il disegno di legge comunitaria 2007 introduce delle novità anche in tema di etichettatura di origine. Quale il vostro commento in proposito?

R. E’ aberrante la norma che prevede di "cancellare" l’indicazione obbligatoria dell’origine geografica dei prodotti alimentari, pur all’interno di alcune procedure documentate come nel caso dell’olio di oliva o per il latte, per il quale ci sono protocolli che prevedono sistemi di tracciabilità. L’origine geografica rappresenta un elemento di sicurezza alimentare per il consumatore. Un esempio sono gli eventi gravi delle mucca pazza a seguito dei quali troviamo l’etichettatura distinta del paese di nascita, allevamento e macellazione dell’animale perché a partire dai marchi auricolari al passaporto che accompagna l’animale si hanno tutta una serie di informazioni che garantiscono l’origine. Tutto questo la legge comunitaria lo spazza via senza affrontare in sede europea un dibattito più approfondito. Si tratta di una norma che non è un ostacolo alla libera circolazione dei prodotti ma un a vantaggio dei consumatori e della stessa trasparenza delle relazioni sul mercato. Pensiamo ai danni economici creati dall’instabilità del mercato a seguito dell’influenza aviaria e emergenza BSE.

PDF: Disegno di Legge Comunitaria 2007

LINK: Legge 3 agosto 2004, n. 204

A cura di Silvia Biasotto

 

 

 

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