SICUREZZA ALIMENTARE. Cia: alimenti irregolari per 2 mld di euro, rischi da prodotti illegali cinesi

Nei mercati italiani arrivano ogni anno prodotti alimentari "clandestini" per oltre due miliardi di euro. Molti non sono sicuri, sono contaminati, di scarsa qualità, o vengono spacciati per italiani; spesso manca la scadenza; e anche se nel 2008 sono triplicati i sequestri da parte delle autorità, "il rischio di portare a tavola cibi "a rischio" e a prezzi "stracciati" è sempre più incombente". Questa la denuncia lanciata dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori, che ha sottolineato come "i più colpiti dalle sofisticazioni sono i sughi pronti per la pasta, i pomodori in scatola, il caffè, la pasta, l’olio di oliva, la mozzarella, i formaggi, le conserve alimentari. E l’allarme maggiore è per ciò che viene dalla Cina che, nonostante il calo delle esportazioni "ufficiali" in Italia nel 2009 (meno 12%), riesce a far entrare nella Penisola grandi quantità di prodotti che possono mettere a repentaglio la salute, oltre a provocare gravi danni all’economia agricola nazionale".

Gli agricoltori si dichiarano preoccupati soprattutto per le importazioni che vengono dalla Cina: il 75% degli articoli contraffatti sequestrati nel 2008 nell’Unione europea vengono dal gigante orientale. Arrivano derivati del pomodoro (aumentati di oltre il 130%) e pomodoro concentrato, aglio (più 120%), mele, funghi, verdure in scatola. Prodotti che spesso possono anche essere spacciati per Made in Italy data la mancanza di indicazione dell’obbligo di origine in etichetta. Si trovano così sul mercato, rileva la Cia, funghi freschi e refrigerati cinesi: le importazioni, anche di funghi conservati e preparati, sono più che raddoppiate nel 2008 raggiungendo i 180 mila chili. E l’ortofrutta cinese è cresciuta del 380%.

Risultato? Per la Cia, la Cina ha "gravi difficoltà ad adeguarsi alle norme di sicurezza alimentare nel rispetto degli impegni assunti a livello internazionale, dopo la messa sotto accusa per i rischi alla salute di dentifrici, alimenti per animali domestici a causa della presenza irregolare di melamina tossica, anguille, pesce gatto, ma anche succhi e conserve con pericolosi additivi". Serve dunque, sottolineano gli agricoltori, un approccio diversificato alla tutela delle produzioni di qualità. "Non serve – afferma la Cia – innalzare barriere protezionistiche che a loro volta scatenerebbero altre "guerre commerciali", ma occorre tolleranza zero nei confronti della concorrenza sleale fondata sulla falsificazione, sulla sofisticazione e sul dumping sociale e lavorare in funzione della trasparenza, della qualità. Da qui l’esigenza per tutti i prodotti di un’etichetta chiara e con l’obbligo dell’indicazione d’origine".

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