SICUREZZA ALIMENTARE. Cioccolato puro, UE condanna Italia e i Consumatori non ci stanno

Oggi la Corte di Giustizia Europea ha condannato l’Italia perché, autorizzando la denominazione cioccolato puro, ha violato il diritto comunitario relativo all’etichettatura dei prodotti di cacao e di cioccolato. Le Associazioni dei consumatori non vedono di buon grado questa condanna. Secondo il Codacons si tratta dell’ennesimo passo indietro dell’Unione Europea in tema di difesa della qualità dei prodotti.

"E’ evidente – scrive l’Associazione – che una diversa denominazione per il cioccolato puro, senza grassi vegetali, consentiva al consumatore di distinguere più facilmente il cioccolato di qualità da quello scadente. Ora sarà costretto a leggere gli ingredienti messi in etichetta per scoprire se il costoso burro di cacao e’ stato sostituito da materie grasse meno nobili come il burro di karite’, olio di palma, illipe’ che sono ricchi di acidi grassi saturi, responsabili dell’aumento del colesterolo cattivo nel sangue (il cioccolato autentico, invece, abbassa il livello di questo colesterolo grazie ai flavonoidi che hanno anche un’azione antiossidante). Non vorremmo – conclude il Codacons – che dopo il cioccolato si passasse all’olio e venisse eliminata anche la denominazione di olio extravergine, costringendo il consumatore, per comperare olio di qualità, a cercare in etichetta il grado di acidità".

La sentenza della Corte di Giustizia Europea non piace neanche a Federconsumatori che sottolinea: la sentenza si sposa con una incomprensibile posizione della Comunità Europea, quella di essere molto timida nei confronti di un’informazione completa, chiara e trasparente sui prodotti agroalimentari. "Sappiamo, infatti – dichiara Rosario Trefiletti, Presidente Federconsumatori – quanta fatica si renda necessaria per ottenere l’obbligatorietà dell’indicazione d’origine del prodotto all’interno delle etichette, un diritto sacrosanto dei consumatori che, da sempre, rivendichiamo. Non vorremmo, però, che alla luce di tale vicenda si avvalorasse un altro sospetto, che sta tutto all’interno della battaglia per il mercato tra aziende dolciarie del Nord e quelle del Sud Europa, specificatamente quelle italiane, caratterizzate da standard qualitativi molto elevati".

"L’Unione Europea non perde occasione per andare contro i consumatori, favorendo al contrario le grandi imprese del centro-nord europeo – dichiara Carlo Pileri, Presidente dell’Adoc – dopo aver posto il divieto sulla frittura di paranza e aver dato il lasciapassare al vino senza uva, al formaggio senza latte, al gelato che non si scioglie e all’aranciata senza arance, nuovamente i diritti dei consumatori vengono scavalcati. Ricordiamo inoltre la decisione della Ue dello scorso marzo di eliminare i profili nutrizionali relativi ai grassi, agli zuccheri e al sale degli alimenti, un altro duro colpo alla tutela della salute e dell’informazione dei consumatori, che non potranno sapere che valori nutrizionali possiede il cibo che acquisteranno. L’Unione Europea – conclude Pileri – si dimostra capace solo di far prevalere la logica delle grandi multinazionali a discapito dei diritti dei consumatori".

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