SICUREZZA ALIMENTARE. Commissione Ue sul futuro degli OGM. Il commento di Legambiente

La Commissione Ue ha pubblicato il secondo rapporto sulle strategie nazionali volte ad assicurare la coesistenza tra le colture geneticamente modificate e l’agricoltura biologica convenzionale. La conclusione principale è che negli ultimi anni i paesi dell’Ue hanno compiuto notevoli passi avanti nell’elaborazione di norme sulla coesistenza. Inoltre la produzione di OGM è leggermente aumentata, anche se rimane piuttosto limitata: nell’Ue le coltivazioni corrispondono a 100 000 ettari, distribuiti in sei paesi europei, soprattutto in Spagna (per un unico prodotto: il mais transgenico MON810, resistente a certi parassiti).

La Commissione ha deciso di lasciare agli agricoltori la libertà di scegliere, per una determinata area, tra colture tradizionali, biologiche e geneticamente modificate. La responsabilità di eventuali danni economici derivanti dalla commistione con OGM è dello Stato membro che deve prevedere precise norme di risarcimento di simili danni. Non serve che l’Ue intervenga o cerchi di standardizzare le disposizioni nazionali in materia di responsabilità civile.

Tuttavia, per rispondere ad una chiara esigenza di indirizzo dei governi per l’elaborazione di misure tecniche di coesistenza efficienti, l’Ue ha creato l’Ufficio europeo di coesistenza incaricato di definire apposite linee guida.

Secondo la Commissione poi le colture geneticamente modificate non hanno causato alcun danno dimostrabile all’agricoltura che non usa OGM. Dal 2006 altri 11 Stati membri hanno adottato una legislazione sulla coesistenza di questi due tipi di coltivazione; in tutto oggi sono 15 e altri 3 Paesi hanno notificato alla Commissione alcuni progetti di testi legislativi. Gli approcci, sia dal punto di vista amministrativo che tecnico, cambiano da un Paese all’altro, riflettendo le diversità regionali dei fattori agronomici, climatici ed altri che influenzano le coltivazioni.

L’Unione europea continuerà a vigilare e riferire sulla coesistenza tra colture transgeniche e non, per garantire che le misure nazionali non determinino una distorsione della concorrenza all’interno dell’Ue. Continuerà anche a collaborare con le autorità nazionali e produrrà una valutazione economica della necessità di elaborare nuove norme sulla presenza di OGM nelle sementi.

"In materia di Ogm è necessario che il primo passo sia l’emanazione di una Direttiva Ue sulla coesistenza che riconosca il diritto degli Stati membri d’istituire Zone ogm free che diano la certezza di non avere sul proprio territorio coltivazioni che possano compromettere la qualità della propria agricoltura sia convenzionale che soprattutto biologica, che necessita di tutele ancora maggiori".

Così Francesco Ferrante, responsabile agricoltura di Legambiente, ha commentato l’annuncio di Bruxelles di una prossima proposta di testo legislativo sui limiti da porre in etichetta circa la presenza di Ogm autorizzati nelle sementi. "Per prevenire la contaminazione genetica delle colture di qualità sia convenzionali che biologiche – ha aggiunto Ferrante – è indispensabile poi garantire che le sementi non siano contaminate e dunque che la contaminazione rimanga al di sotto della soglia di rilevabilità dello 0,1%. E’ evidente – ha concluso Ferrante – che in assenza di queste regole si favorirebbe la contaminazione transgenica delle nostre produzioni tipiche e biologiche, rischiando di compromettere definitivamente il futuro dell’agricoltura italiana fondato sulla qualità. Con gli ogm infatti, non garantiremmo più alcun valore aggiunto, economico ma anche sociale, al comparto agricolo italiano".

 

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