SICUREZZA ALIMENTARE. Crisi profonda del settore della pesca. Allarme della Fao

Il settore della pesca e dell’acquacoltura versa in uno stato di crisi profonda. E’ l’avvertimento lanciato oggi dalla Fao che ha presentato uno studio nell’ambito della conferenza dei paesi dell’Asia centrale e del Caucaso, membri della Fao, che si tiene in Tagikistan fino al 12 novembre. L’obiettivo della conferenza è quello di discutere della situazione del settore e cercare di dare una risposta coordinata a livello regionale con l’eventuale istituzione di un organismo intergovernativo per la pesca in grado di guidare gli sforzi per risanare il settore e promuoverne lo sviluppo futuro.

Secondo l’analisi della Fao la produzione ittica nei paesi dell’Asia centrale e del Caucaso è calata drammaticamente negli anni seguiti al crollo dell’ex Unione Sovietica; tra il 1989 ed il 2006 in Kazakistan, Turkmenistan ed Uzbekistan la pesca di cattura e quella d’allevamento hanno subito un calo annuale del 60/72%, in Tagikistan il calo è stato del 94% ed in Kirghizistan del 98% . Anche l’Azerbaigian, l’Armenia e la Georgia hanno registrato cali della produzione ittica: rispettivamente del 92, dell’81 e del 98%.

La conseguenza di questa crisi è stata una diminuzione sensibile del consumo di pesce nell’intera regione, il consumo annuo di pesce è adesso di un chilo pro-capite, mentre negli anni ’80 si registravano livelli di consumo pari a 5/6 kg pro-capite all’anno, e pesce e prodotti ittici sono quasi scomparsi dalle diete della popolazione.

Quali sono le cause? Sovrasfruttamento e cattiva gestione; grandi tagli nella ricerca e nelle strutture; minori investimenti nella manutenzione delle flotte e nei vivai; gestione carente delle risorse ed altri problemi ecologici, come l’inquinamento dei fiumi; mancanza d’investimenti in moderne attrezzature per la trasformazione e nella commercializzazione.

Già precedentemente la Fao ha rilevato come la privatizzazione del settore seguita al crollo dell’Unione Sovietica fosse avvenuta troppo rapidamente e come il settore fosse afflitto da corruzione e malgoverno. Secondo l’agenzia ONU il bracconaggio nelle acque interne è pratica abbastanza corrente e la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata è un problema diffuso che coinvolge anche il settore dell’acquacoltura.

Ndiaga Gueye, il responsabile del Servizio Istituzioni internazionali e di collegamento della Fao in Asia Centrale, denuncia una mancanza di collaborazione regionale da almeno due decenni. "In una situazione come quella dell’Asia Centrale e del Caucaso, i singoli paesi non hanno la capacità di sviluppare il proprio settore pesca da soli", ha detto l’esperto Fao. "Ma l’esperienza di organismi creati in altre parti del mondo, come il Network dei centri di acquacoltura nella Regione dell’Asia Pacifico e la Commissione Generale Pesca nel Mediterraneo, dimostrano che la collaborazione a livello regionale può essere molto efficace e può rappresentare un vero moltiplicatore degli sforzi nazionali per sostenere lo sviluppo e la gestione sostenibili del settore".

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