SICUREZZA ALIMENTARE. Dossier Inran: necessario piano di alleanza per il diritto all’alimentazione

Per garantire agli italiani un diritto ad una alimentazione adeguata, oggi eroso dal minore potere di acquisto, è necessario fare fronte comune: istituzioni, privati e associazioni incontrano tempi maturi per una maggiore organizzazione degli aiuti. Questa la conclusione a cui giunge il Dossier 2008 "Il diritto all’alimentazione a tutela delle fasce più deboli della popolazione", presentato ieri a Roma dall’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (Inran) in occasione delle celebrazioni ufficiali italiane per la Giornata mondiale dell’alimentazione.

Il rapporto è stato redatto dall’Osservatorio permanente dei consumi e degli stili di vita dell’istituto in collaborazione con Coop, Federalimentare e Fondazione Banco alimentare. L’indagine ha visto anche la collaborazione della Caritas e del Comitato italiano Fao del ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali.

La struttura demografica e sociale della popolazione italiana sta cambiando e la povertà si sta sempre più diffondendo. I consumi di prodotti alimentari diminuiscono soprattutto per effetto dei rincari di materie prime e prodotti al dettaglio. Da queste premesse il dossier parte per sottolineare la attuale erosione del diritto ad una alimentazione nutrizionale adeguata da parte di sempre più estese fasce della popolazione. "Ci stiamo allontanando sempre di più dalla dieta mediterranea – ha detto Carlo Cannella, presidente dell’Inran – Sono tanti i motivi di questo fenomeno. Uno di questi è lo sviluppo strisciante della globalizzazione ma anche la diffusa incertezza che deriva dall’aumento dei prezzi dei cereali che sono la base della dieta mediterranea diffusa in Italia. Probabilmente a un americano interesserebbero poco i rincari di pane e pasta, ma per noi italiani è diverso".

Dal rapporto emerge infatti che i consumatori consumino sempre meno pane e pasta e maggiori quantità di carni. "I cibi e le bevande ricche di zuccheri semplici e le carni ricche di protenien animali e grassi saturi – ha aggiunto Cannella – stanno diventando più convenienti di quelli ad elevato contenuto in carboidrati. C’è da chiedersi se non sia in atto una continentalizzazione della dieta mediterranea".

In tale contesto il signfificato di sicurezza alimentare assume un duplice significato. Non solo quello di salubrità del cibo, ma anche di diritto all’alimentazione. Un diritto, però, che sembra essere in pericolo. "Uno dei dati fondamentali che emerge rispetto al dossier dello scorso anno – ha proseguito il presidente dell’Inran – è quello relativo alle famiglie che vivono sotto la soglia della povertà relativa: l’11,1%. Queste rappresentano circa il 13,1% della popolazione". Anche se si osserva un andamento stazionario, dal 2005, del tasso medio di povertà è da sottolineare la forte crescita della percezione della povertà come problema: dal 2001 al 2006 è aumentata di +9 punti percentuali. Oggi una persona su tre vede il problema povertà come prioritario e in Sardegna la percentuale sale al 49,5%.

Il Dossier si conclude con una serie di "buoni esempi" di intervento. In primis l’azione del Governo che "ha appena cominciato a muovere i suoi primi passi", ha detto Cannella. Amleto De Amicis, dirigente di ricerca dell’Inran ha spiegato le caratteristiche della Social Card per poi rassegnare azioni quali "l’attività della Fondazione Banco Alimentare che provvede alla raccolta delle eccedenze di produzioni agricolte e industriali per poi redistribuirle ad enti che si occupano di assistenza e aiuto ai poveri". E ancora: "Il progetto Buon Fine Coop, ovvero un sistema vituoso che incrocia l’offerta potenziale dei prodotti scartati ma ancora consumabili, con la domanda di associazioni carititive".

A cura di Silvia Biasotto

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