SICUREZZA ALIMENTARE. EQUIVITA su animali clonati: “Devastante per i paesi piccoli”

Il 24 luglio scorso l’EFSA ha reso noto un parere sugli animali clonati per uso alimentare che si può riassumere in questo modo: nelle specie animali sottoposte agli studi (ad oggi solo bovini e suini) non vi sono chiare evidenze di "sostanziali differenze" con gli animali tradizionali per quanto riguarda il latte e la carne. Permangono, tuttavia, serie preoccupazioni per i notevoli problemi di salute degli animali clonati (40 animali su 100 sono malati mentre lo sono solo 10 su 100 nella riproduzione convenzionale o assistita).

La Commissione UE si è mostrata, invece, più cauta sostenendo che i dati disponibili non sono sufficienti a rassicurare i cittadini sulla sicurezza dei prodotti animali.

Nella questione è intervenuta EQUIVITA, il Comitato Scientifico Antivivisezionista, che ha ricordato come anche gli Ogm furono dichiarati "sostanzialmente equivalenti" alle colture tradizionali dagli enti regolatori che avevano avuto l’ordine di autorizzarli negli anni ’90, mentre il loro impatto sulla salute e sull’ambiente è stato poi ampiamente dimostrato.

EQUIVITA ricorda che la clonazione degli animali è economicamente conveniente soltanto in quanto consente di conservare una modifica genetica introdotta. Tale modifica si accompagna sempre ad un brevetto. La proposta di clonare gli animali d’allevamento tradisce dunque la volontà, da parte delle aziende, di usare animali geneticamente modificati e di controllare in tal modo un nuovo vasto settore del mercato alimentare, riscuotendo i diritti di brevetto ad ogni fase riproduttiva.

Il danno di un’eventuale decisione positiva sulla commercializzazione di animali clonati non deve quindi essere analizzato esclusivamente dal punto di vista scientifico, ma anche sotto l’aspetto economico. Questo aspetto è devastante per i paesi più deboli perché comporta, con i brevetti sugli animali d’allevamento (che oggi seguono i brevetti sui vegetali) la privatizzazione di un nuovo settore del patrimonio genetico del pianeta, bene comune più prezioso dell’umanità.

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