SICUREZZA ALIMENTARE. Ecco come si contrasta il terrorismo alimentare: i risultati di SecuFood

Nell’epoca del terrorismo globale, c’è chi parla di terrorismo alimentare. Attuale ma non nuova la questione risale al 1978, quando a Maastricht si scoprirono dei pompelmi contaminati con globuli di mercurio, che erano arrivati anche in Belgio e Germania. Da lì i responsabili della sicurezza alimentare europea si posero il problema di come coordinare azioni di contrasto a tali fenomeni e fu il punto di partenza del sistema di allerta comunitario. Nel 1988 anche in Italia ci fu un allarme che riguardava i pompelmi, contaminati con blu-metilene.

Ma è dopo l’11 settembre 2001 che si è potuto parlare di terrorismo alimentare, da quando l’Organizzazione mondiale del Commercio (WTO) si è posta il problema: perché attaccare la catena alimentare?

"La catena alimentare è sicuramente un buon obiettivo" ha spiegato il Prof. Roberto Setola, del Campus Bio-Medico di Roma e coordinatore del progetto SecuFood, i cui risultati sono stati presentati oggi a Roma, presso il Ministero della Salute. Il Prof. Setola ha spiegato che colpendo la catena alimentare si ha l’ipotetica possibilità di colpire un grosso numero di vittime, ma soprattutto si ha la possibilità di creare un forte effetto psicologico con enormi impatti. E’ inoltre un modo per colpire alcune economie, come quelle dei paesi emergenti che sono ancora basate sulla produzione di determinati prodotti. Dunque oggi non si parla più soltanto di frode alimentare o di contraffazione, ma di veri e propri attacchi criminali contro la catena di produzione, fornitura e distribuzione degli alimenti.

Per questo l’Unione Europea, in particolare la Direzione Generale per la Giustizia, la Libertà e la Sicurezza della Commissione Ue, ha finanziato il progetto di ricerca europeo SecuFood ( Security of European Food supply chain) coordinato dal Prof. Roberto Setola, Direttore del Laboratorio Sistemi Complessi e Sicurezza dell’Università Campus Bio-Medico di Roma. Il progetto è durato un anno ed ha visto la collaborazione del Comando dei Carabinieri per la Tutela della Salute (NAS), l’Istituto Superiore di Sanità, la TECNUN dell’Università di Navarra e la European Business Associates.

Il tema di studio del progetto è stato: attraverso quali sostanze, in quali fasi produttive e per quali motivi la filiera alimentare può mostrarsi particolarmente fragile. Sono stati attuati 3 percorsi di analisi.

Innanzitutto, uno studio su oltre mille casi "sospetti" di adulterazione del cibo verificatisi nel mondo dal 1950 al 2008, che ha permesso di individuare le modalità di contaminazione e le principali vulnerabilità della filiera alimentare. La ricerca ha riscontrato almeno 450 episodi conclamati di attacchi criminali alla filiera alimentare, che sono andati crescendo nel corso degli ultimi anni.

Una seconda parte del progetto ha indagato sulla percezione dei rischi da parte degli operatori alimentari. E’ risultato che gli operatori pubblici hanno una percezione più bassa di quelli privati, questi ultimi li considerano più come attacchi contro di loro. E sono gli operatori privati a ritenere strategica una formazione degli agenti pericolosi e considerano importanti una serie di iniziative coordinate in modo sinergico.

Infine, un terzo percorso del progetto ha fatto passare sotto la lente d’ingrandimento la catena produttiva di 8 generi alimentari tra i più diffusi, con caratteristiche diverse di preparazione, conservazione e distribuzione: latte, yogurt, succhi di frutta, pane, olio, insalata in busta, pesce e alimenti per l’infanzia. Nel 58% dei casi gli episodi di contaminazione dolosa degli alimenti avvengono a livello del consumatore, mentre nel 38% delle circostanze a essere coinvolti sono la grande distribuzione (supermercati e mercati all’ingrosso), i ristoranti, le mense e i locali pubblici. Il restante 4% delle manomissioni risulta invece causato in ambito produttivo, ad opera di personale interno "infedele" e a livello di allevamento e agricoltura.

Questi sono i dati emersi da SecuFood che ha evidenziato un’altra realtà: è proprio il passaggio dalla produzione all’imballaggio del prodotto a rappresentare la fase più delicata, essendo il momento nel quale la contaminazione del prodotto può raggiungere gli effetti più estesi in termini di diffusione.

La ricognizione di SecuFood ha fatto il punto anche sui sistemi di tutela esistenti e sulla legislazione europea in materia di prevenzione, contrasto e repressione di azioni dolose commesse ai danni della catena produttiva del cibo. Ad oggi, in Europa, la quasi totalità dei controlli nel campo alimentare è infatti orientata alla cosiddetta food safety, ovvero al contrasto delle frodi perpetrate dalle aziende allo scopo di trarre un illecito profitto. Poca attenzione è, invece, posta verso le minacce alla filiera alimentare e ai suoi operatori, soprattutto per quel che riguarda le azioni "dimostrative", quelle tese, cioè, a creare panico, sfiducia o ad alterare le abitudini alimentari dei consumatori.

E l’Italia sta cercando di difendere il suo Made in Italy: nel 2009 sono state sequestrate 38.000 tonnellate di alimenti scaduti o in cattive condizioni igieniche; in estate sono stati sottratti al mercato tonnellate di cibo etnico e, con l’operazione Ireland, sono state sequestrate 260 tonnellate di carne suina irlandese contenenti diossina.

di Antonella Giordano

 

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