SICUREZZA ALIMENTARE. Efsa indica interventi contro Campylobacter

Sono quasi 200 mila i casi di campilobatteriosi umana notificati nell’Unione europea nel 2009. Si tratta di una malattia dovuta al Campylobacter, un batterio che si trova comunemente negli intestini dei polli e di altri animali destinati al consumo alimentare; per quanto riguarda gli alimenti, si trova prevalentemente nel pollame crudo. I sintomi della campilobatteriosi nell’uomo includono diarrea e febbre e il rischio per la salute umana è legato soprattutto al consumo di carne poco cotta o alla contaminazione crociata tra alimenti. Una manipolazione corretta della carne cruda, un’accurata cottura e un’attenta igiene in cucina possono prevenire o ridurre il rischio posto dalla carne di pollo contaminata.

È quanto afferma l’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, i cui esperti hanno pubblicato un parere in cui si valuta l’impatto sulla salute pubblica delle misure di controllo che potrebbero essere impiegate per ridurre la presenza di Campylobacter nei polli e nella carne di pollo.

La patologia spesso non viene segnalata e si ritiene, afferma l’Efsa, che in realtà il numero di casi si avvicini ai nove milioni all’anno. Si stima che nell’Unione europea la campilobatteriosi incida sulla sanità pubblica e sulla perdita di produttività con costi che si aggirano intorno ai 2,4 miliardi di euro l’anno. Nel parere gli esperti dell’Efsa forniscono una valutazione dell’impatto di misure specifiche che potrebbero contribuire a ridurre la presenza di Campylobacter nei polli prima e dopo la macellazione: così, apposite misure prima della macellazione potrebbero ridurre il rischio sino al 50%, mentre altri interventi dovrebbero essere attuati nella filiera di produzione delle carni.

"Il parere – informa l’Efsa – indica inoltre che la fissazione di obiettivi per la riduzione di Campylobacter nei polli nell’Unione europea servirebbe a diminuire il rischio di contaminazione per l’uomo. Ad esempio, se non oltre il 25% dei gruppi di polli in ciascuno Stato membro risultasse positivo per Campylobacter, il numero di casi nell’uomo si ridurrebbe della metà. Riducendo ulteriormente questo obiettivo al solo 5% dei gruppi di polli, il rischio per la salute umana calerebbe del 90%".

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