SICUREZZA ALIMENTARE. Efsa: ispezioni carne suine non permettono di individuare rischi di salmonella

I metodi di ispezione attualmente usati per la carne suina non permettono di individuare tempestivamente pericoli di origine alimentare quali Salmonella, Yersinia enterocolitica e Toxoplasma gondii. E non differenziano gli aspetti legati alla sicurezza alimentare da quelli relativi alla qualità della carne e alle patologie animali. Questa la prima conclusione cui è giunta l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) che ha elaborato un primo parere nell’ambito di un lavoro sull’ispezione delle carni e sui pericoli biologici e chimici legati a quest’attività.

L’Efsa ha infatti completato il primo di una serie di pareri volti a modernizzare l’ispezione delle carni nell’Unione europea. Riguarda appunto l’ispezione dei suini. Spiega l’Autorità: "Per quanto riguarda il settore dei pericoli biologici, i pericoli di origine alimentare Salmonella, Yersinia enterocolitica, Toxoplasma gondii e Trichinella, in ragione della loro prevalenza e del loro impatto sulla salute umana, sono stati individuati tra gli obiettivi prioritari dell’ispezione della carne suina al momento della macellazione. Si è giunti alla conclusione che i metodi di ispezione attuali non consentono di individuare tempestivamente i primi tre fra i suddetti pericoli e, più in generale, non differenziano gli aspetti di sicurezza alimentare da quelli legati alla qualità delle carni, alla prevenzione delle patologie animali o ai pericoli professionali". Da qui alcune raccomandazioni, come quella di "evitare le tecniche di palpazione e/o incisione nelle ispezioni post-mortem di suini sottoposti a macellazione di routine, dato il rischio di contaminazione batterica crociata" e di raccogliere ed esaminare informazioni sulla catena alimentare, durante l’allevamento e al momento della macellazione dell’animale.

Nel settore dei contaminanti, sostanze chimiche preoccupanti e pericolose per la carne suina sono, prosegue l’Efsa, diossine, bifenili policlorurati analoghi alla diossina e l’antibiotico cloramfenicolo. Allo stesso tempo, il lavoro dell’Autorità è giunto alla conclusione che "le sostanze chimiche, alle concentrazioni riscontrate nella detta carne, difficilmente possono rappresentare un rischio immediato o a breve termine per la salute dei consumatori". Anche in questo settore sono state individuate raccomandazioni, quali quella di sviluppare "strategie di campionamento basate sul rischio che distinguano tra allevamenti di suini che attuano integralmente protocolli HACCP e dispongono di ICA complete e allevamenti che applicano procedure di controllo della qualità meno rigorose", di modificare i programmi di campionamento in modo da tenere conto delle sostanze che emergono nella catena alimentare, di includere criteri di ispezione per individuare l’uso illecito di sostanze e far eseguire le analisi negli stessi allevamenti.

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