SICUREZZA ALIMENTARE. Email su latte scaduto e ribollito, Consumatori avvertono: “E’ una bufala”

E’ tornata a girare in internet una mail sul latte scaduto e rimesso in commercio, già smascherata come bufala nel 2007. Altroconsumo avverte che l’allarme è completamente ingiustificato. Ecco in sintesi il contenuto della mail: sul fondo delle confezioni di latte sarebbe impresso un numero che indicherebbe per quante volte il latte è stato ritirato dallo scaffale perché scaduto, e poi rimesso in commercio dopo una nuova pastorizzazione (se fresco) o bollitura (se Uht). Testimonianza di ciò sarebbe un numero o una fila di numeri posta sul fondo del cartone.

"Si tratta di una bufala, totalmente priva di fondamento – spiega Altroconsumo – perché un latte fresco sottoposto a diversi trattamenti termici assumerebbe un gusto e un aspetto che lo renderebbero ben distinguibile dal latte fresco normale". Inoltre la legge prevede che il latte fresco subisca un solo e unico trattamento di pastorizzazione: è semplicemente ridicolo immaginare che un produttore che infrange la legge lo comunichi sul fondo della confezione. Ma allora a che cosa si riferisce il numero presente sul fondo della confezione? Al materiale di imballaggio: le cifre sono utili a permetterne la rintracciabilità.

Altroconsumo, infine, tranquillizza i consumatori sul latte scaduto: che fine fa? "Può essere ritirato prima della scadenza e destinato al consumo immediato (bar e alberghi) o riutilizzato nella produzione di derivati (per esempio latte in polvere), ma non certo latte fresco né, verosimilmente, Uht".

Anche il Segretario Generale dell’Unione Nazionale Consumatori, Massimiliano Dona, ribadisce la falsità della mail. "In questi giorni – dichiara Dona – sono sempre più numerose le segnalazioni di consumatori che ci chiedono se la notizia è da considerarsi veritiera; e diversi sono gli elementi che ci portano ad escluderlo. In primis, in riferimento alla temperatura di pastorizzazione – spiega Dona – i 190 ° C menzionati nel testo ci sembrano essere un dato esorbitante. Ma soprattutto quand’anche la legge consentisse di riciclare il latte – così come si legge nel presunto scoop – si tratterebbe, da un punto di vista economico, di una operazione più costosa persino della produzione del latte fresco (inferiore a 40 centesimi il litro) e quindi le aziende non ne trarrebbero alcuna convenienza".

"Infine, per quanto concerne i numeretti presenti sotto al tetrabrick, non ci risultano essere assolutamente legati al numero di trattamenti, ma piuttosto ad un sistema di rintracciabilità del materiale di imballaggio, stabilito dalle aziende produttrici di Tetrapack. Tra l’altro – conclude Dona – chi realizza il tetrabrick non si occupa anche della produzione del latte, quindi la produzione dei pacchetti è del tutto estranea a chi confeziona il latte".

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