SICUREZZA ALIMENTARE. Ismea: pesce, il prezzo frena i consumi

Gli italiani preferiscono il pesce fresco dei mari italiani ma comprano soprattutto specie d’allevamento, surgelate e congelate. Perché nei consumatori c’è davanti al pesce un atteggiamento emozionale e uno razionale, condizionato soprattutto dal fattore prezzo. Il risultato è che "tra i prodotti ittici è il pesce fresco dei nostri mari in cima alle preferenze degli italiani, ma il fattore prezzo costituisce, ancora più in questa fase, la principale barriera all’acquisto". Lo conferma l’andamento dei consumi, con gli acquisti domestici che nel 2010 hanno segnato, nel segmento del fresco, una contrazione del 5,7% su base annua, in risposta a un aumento dei prezzi di oltre il 4%; in questo settore, i consumi ittici delle famiglie italiane hanno segnato nel 2010 una flessione quantitativa del 2,4%, invertendo la tendenza positiva del 2009. Fra i prodotti maggiormente penalizzati c’è il pesce fresco e il congelato sfuso, mentre la classifica delle specie più acquistate, nel comparto del fresco, vede in testa i mitili, seguiti da orate, alici, spigole e vongole.

Sono i principali risultati dell’indagine Ismea (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare) presentata alla Fiera Slow Fish 2011. Gli italiani, evidenzia l’indagine, prediligono il fresco pescato di provenienza italiana, ma fra i primi cinque posti delle specie fresche più acquistate, ben quattro provengono da allevamenti. E bisogna considerare che gran parte del fabbisogno ittico dell’Italia è soddisfatto dalle importazioni.

L’Ismea spiega questa apparente contraddizione con la differenza fra preferenze espresse e comportamento d’acquisto, sul quale incide il prezzo: " Davanti al banco del pesce – spiega l’indagine – convivono in maniera evidente nel consumatore una sfera emotiva ed una razionale. A livello emozionale il pesce fresco assume un fascino particolare che rende gratificante e coinvolgente l’atto di acquisto, ma l’elemento razionale, che influenza maggiormente le scelte, favorisce soprattutto le specie d’allevamento e i prodotti surgelati e congelati. Alle prime il consumatore associa maggiori garanzie di sicurezza rispetto al pescato in mare, ritenuto più esposto agli effetti dell’inquinamento delle acque. Il pesce surgelato, invece, è favorito sia sotto l’aspetto della sicurezza igienico-sanitaria, sia sotto il profilo della praticità e del contenuto di servizio".

Qualche altro elemento tratto dall’indagine evidenzia le abitudini di consumo del pesce. Scrive l’Ismea che "la maggior parte degli intervistati consuma pesce da una a due volte alla settimana, con valori più contenuti nelle città delle aree interne (anche meno di una volta alla settimana per alcuni consumatori di Torino), e con frequenze invece superiori nelle zone costiere, in particolare nel Meridione (a Bari e a Catania sono emerse frequenze anche superiori a 4-5 volte alla settimana)".

Diverse le cause che incidono sulla diminuzione del consumo di pesce: viene segnalato infatti "il ritmo di vita di oggi che male si concilia con la richiesta di tempo necessario per cucinare il pesce", il cambiamento delle famiglie divenute meno numerose, la percezione che il pesce sia costoso, "fattore che rappresenta una barriera importante soprattutto in questo periodo di crisi economica", e la presenza di bambini cui spesso non piace il pesce, anche se questo fattore si ridimensiona al crescere dell’età. Incide poi anche la residenza in località di mare, dove si mangia più pesce.

Con la sola eccezione del decongelato, il giudizio dei consumatori sugli aspetti salutistici dei prodotti ittici sono sempre positivi, anche in considerazione della digeribilità e della leggerezza. Qualità che, a giudizio dei consumatori, rendono il pesce uno degli alimenti più indicati anche per l’alimentazione infantile, rileva l’Ismea. L’Istituto ha evidenziato il giudizio rispetto alle informazioni che accompagnano i prodotti ittici: "Riguardo agli elementi informativi, non devono mancare, a giudizio dei consumatori, le indicazioni di prezzo, provenienza, specie ittica e stato fisico (se si tratta cioè di pesce fresco o decongelato). Di difficile comprensione risultano, invece, le indicazioni sulla zona di cattura, che si limitano a codificazioni Fao considerate troppo generiche e poco intuitive".

Comments are closed.