SICUREZZA ALIMENTARE. La certificazione al servizio della sicurezza alimentare. Incontro Uni-Cnel

"Il settore alimentare è sempre più vicino al mondo della certificazione e continuerà ad esserlo sempre di più". E’ quanto ha dichiarato Vittorio Fini, Vicepresidente del Cnel, il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, in occasione dell’incontro svoltosi oggi a Roma sul tema della sicurezza alimentare. Al centro del dibattito c’è la certificazione a livello europea ed internazionale e dunque la collaborazione avviatasi tra Cnel e Uni con la firma di un protocollo di intesa. Obiettivo di tale protocollo è quello di far capire quanto gli elementi di sicurezza e qualità siano, soprattutto in un mercato globale sempre più indefinito, dei forti elementi distintivi.

"Risale al 2005 il rapporto tra Uni e Cnel – ha detto Piero Torretta, Presidente dell’Uni – e da allora ci siamo occupati di temi sempre più vicini alla società. Ad esempio la sicurezza dei vettori aerei, importante per la maggior parte dei cittadini che sono diventati viaggiatori abituali; la rintracciabilità dei prodotti alimentari, che garantisce al consumatore una maggiore chiarezza sulla provenienza e sicurezza sulla qualità. Ma – ha aggiunto Torretta – ci sono ancora tantissimi ambiti che meritano una norma che non sia per forza cogente, ma che sia chiara e che sia rispettata dalle imprese".

Può sembrare strano ma le aziende certificate in Italia, considerando tutti i settori, sono 180mila mentre in Germania solo 30mila; siamo secondi soltanto alla Cina che chiaramente vince per grandezza assoluta di numeri. Certo circa la metà di queste aziende sono nel settore della costruzione e questo dimostra quanto importante sia nel nostro Paese il settore economico dei lavori pubblici, che pone alcune norme obbligatorie per partecipare ad appalti pubblici.

Sono oltre 500 le norme elaborate dalla Commissione Agroalimentare, tra cui quella sulla tracciabilità dei prodotti, quella sui metodi di analisi per la ricerca di organismi geneticamente modificati e di prodotti derivati, quella per il campionamento dei prodotti alimentari sottoposti a prova.

Ma quanto queste norme vengono apprezzate dal consumatore finale?

"L’efficacia della norma – ha risposto Piero Torretta, Presidente dell’Uni – passa sempre dalla capacità di saperla riconoscere ed apprezzare, soprattutto quando si tratta di norme volontarie. Certo nel consumatore manca ancora una piena consapevolezza della certificazione, sicuramente perché ci sono troppi marchi e magari non sa distinguerli.

E come si pone la Grande Distribuzione Organizzata nei confronti dei prodotti certificati?

Spesso la Grande Distribuzione è interessata a fidelizzare il consumatore e quindi a proporgli il marchio proprio. Ma avere norme di certificazione chiare e uguali per tutti può giovare anche alla Grande Distribuzione che può così essere sicura della qualità dei prodotti e può sentirsi protetta rispetto ai comportamenti scorretti attuati da altri.

Ma la certificazione è uno strumento accessibile alle piccole e medie imprese?

"Sì – ha risposto Vittorio Fini – anche se bisogna indurle a questo comportamento, in vista di un migliore sviluppo del settore. Ad esempio nella mia Regione, l’Emilia Romagna, molte aziende produttrici di Parmigiano Reggiano hanno scelto questa strada. E credo che anche il gap tra Nord e Sud si stia riducendo.

La certificazione va d’accordo con l’idea di filiera corta?

Credo che possa essere compatibilissimo, anzi uno strumento stimolante che garantisce direttamente la sicurezza del prodotto al consumatore. Tutto quello che è denominazione di qualità è distintivo e dovrebbe essere colto da tutti. Se è vero che siamo quello che mangiamo ci sentiamo sicuramente meglio se sappiamo che quello che mangiamo è a norma.

di Antonella Giordano

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