SICUREZZA ALIMENTARE. Le reazioni alla risoluzione dell’Europarlamento sulla clonazione

Immediati sono arrivati i commenti positivi alla risoluzione approvata oggi dal Parlamento Ue sul divieto di clonare gli animali a scopi alimentari. Secondo la Cia-Confederazione italiana agricoltori la presa di posizione dell’Assemblea di Strasburgo è importante e fa chiarezza soprattutto dopo il parere ambiguo dell’Agenzia per la sicurezza alimentare (Efsa) in materia.

"Esprimiamo vivo apprezzamento per la risoluzione con la quale il Parlamento europeo, a larghissima maggioranza, invita la Commissione Ue a vietare la clonazione animale e la commercializzazione e l’import di carni, latte e derivati da animali clonati", si legge in un comunicato della Cia. "La vendita di prodotti provenienti da animali clonati (latte, carne e formaggi) rappresenta, infatti, un elemento negativo ed inaccettabile, proprio perché evidenzia rischi per il consumatore, alimentando grandi preoccupazioni e perplessità di pura natura etica. Inoltre la Cia è d’accordo sul fatto che la clonazione costituisca "una grave minaccia all’immagine e alla sostanza del modello agricolo europeo che si basa sulla qualità dei prodotti, sui principi ecocompatibili e sul rispetto di standard rigorosi di benessere degli animali".

Nel ribadire la netta contrarietà sia agli Organismi geneticamente modificati che alla clonazione, la Cia riafferma che su questi temi la stragrande maggioranza dei cittadini italiani ed europei ha espresso netto dissenso, come emerge anche dalla consultazione promossa dalla Coalizione Liberi da Ogm. Inoltre, è indispensabile procedere nella difesa e valorizzazione dell’agroalimentare tipico e di qualità che ha la sua base su un’agricoltura diversificata e che produce alimenti salubri e fortemente legati al territorio.

"Un atto importante, saggio e atteso dopo i numerosi appelli, rivolti anche dalla LAV, alle autorità UE e agli Stati Membri affinché si oppongano con fermezza a qualsiasi ipotesi di commercializzazione di carne, latte o altri prodotti derivati da animali clonati, vietandone anche l’ allevamento e l’ importazione". E’ stato questo il commento del vicepresidente della LAV Roberto Bennati. "Si tratta di una materia sulla quale esistono enormi criticità sia dal punto di vista scientifico che etico: tutte ottime ragioni per opporsi a un simile orrore – ha spiegato Bennati – Ricordiamo che ogni ipotesi in questo campo è contro lo spirito del Trattato di Lisbona, il nuovo Trattato dell’UE siglato il 13 dicembre 2007 e in vigore dal prossimo 1° gennaio, che finalmente riconosce giuridicamente gli animali come esseri senzienti e impegna l’UE e gli Stati Membri a tenere pienamente conto delle esigenze del loro benessere, formulando e migliorando le relative politiche. Questo impegno non è una semplice dichiarazione di principio, ma deve concretizzarsi in ogni campo, anche in quello zootecnico e scientifico".

Sul piano scientifico, inoltre, la LAV definisce allarmanti i risultati resi noti in materia di clonazione animale: sia quelli recenti dell’Efsa ("ogni 100 animali clonati, 40 presentano problemi di salute, una percentuale che può essere ancora superiore per i cuccioli di meno di sei mesi"), che il precedente studio basato su dati INFIGEN (una delle multinazionali clonatrici) e su studi di Atsuo Ogura del National Institute of Infectious Diseases di Tokyo, secondo cui il 75% degli embrioni animali clonati muore entro i primi due mesi di gravidanza e il 25% nasce morto o con deformità incompatibili con la vita; da 100 cellule di partenza, mediamente una sola diverrà un animale "adulto e sano".

Anche la Coldiretti è contraria alla clonazione degli animali a scopi alimentari, ma avverte che latte, formaggi e carne provenienti dalla prole di animali clonati sono già entrati nella catena alimentare statunitense e potrebbero arrivare anche in Europa. Secondo la Coldiretti, dunque, bisogna "introdurre norme sul commercio internazionale per impedire che questa realtà arrivi sulle tavole dei consumatori". La Coldiretti ricorda che negli Stati Uniti attualmente c’è il divieto volontario per la vendita di carne e latte di animali clonati, ma non per la loro prole che allevatori hanno già inviato alla normale macellazione. E questo avviene nella diffusa opposizione dei cittadini che hanno inviato ben 150mila lettere di protesta alla Food Drug Administration.

"In Europa dopo il parere ambiguo presentato a fine luglio dall’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (EFSA) secondo la quale non ci sono indicazioni che sussistano differenze di sicurezza alimentare per latte e carne di animali clonati e della loro progenie, e’ particolarmente importante – ha sottolineato la Coldiretti – "la decisa presa di posizione del Parlamento Europeo". Dopo oltre undici anni dalla scoperta della pecora Dolly, pubblicata sulla rivista Nature del febbraio 1997, la clonazione – ha riferito la Coldiretti – riguarda oggi già molti animali da allevamento dalle pecore ai maiali, dai tori ai cavalli, con sperimentazioni effettuate anche in Italia con il toro Galileo, la cavalla Prometea e anche con un muflone selvatico.

Se la netta contrarietà dei consumatori americani ha costretto le principali industrie alimentari statunitensi come la Dean Food a impegnarsi formalmente a non utilizzare il latte prodotto da mucche clonate, secondo un sondaggio on line sul sito www.coldiretti.it in Italia una netta maggioranza del 55% ritiene necessario che l’Italia e l’Europa proibiscano sempre la possibilità di vendita di carne, latte e formaggi proveniente da animali clonati e ben il 36% dei rispondenti chiede che l’Italia e l’Europa consentano la vendita di questi alimenti con una etichettatura obbligatoria che permetta ai consumatori di distinguerli

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