SICUREZZA ALIMENTARE. Legambiente: “Più pesticidi nel piatto (purtroppo)”

Bisogna mangiare più frutta e verdura come toccasana per la nostra salute. E’ questo il rimedio indicato da nutrizionisti, medici e dietisti. Sarà vero, non osiamo metterlo in dubbio. Il problema è che vorremmo mangiare solo frutta e solo verdura e nessun residuo chimico in aggiunta. E invece, purtroppo, non è così. I dati che ha diffuso oggi Legambiente non sono allarmanti però fanno riflettere. Il Rapporto che ha presentato questa mattina l’associazione, Pesticidi nel piatto, rivela che l’1,2% dei campioni analizzati (8764) presenta concentrazioni elevate – dunque fuori norma di legge – di residui di agrofarmaci. Questo significa – per chi vuole vedere sempre il bicchiere mezzo pieno – che il 98,8% del campione è risultato in regola. Questo è vero, ma perché sottovalutare anche quel "minimo" 1,2% considerando che quest’anno a fronte di un diminuito numero di campione analizzato, risultano in aumento le irregolarità?.

Il numero dei controlli – spiega Francesco Ferrante, responsabile agricoltura di Legambiente – quest’anno sono diminuiti sensibilmente (-1300 rispetto all’anno scorso) e continuano a persistere forti differenze tra le regioni: ci sono, infatti, quelle che contano numerosi controlli (la Toscana, la Puglia, l’Emilia Romagna, la Campania, per fare qualche esempio) e altre, ad esempio il Molise che ha analizzato solo due campioni.

La frutta si riconferma quale categoria "più inquinata", con un aumento, rispetto all’anno scorso, delle irregolarità. Infatti, su 3507 campioni di frutta, 81 (il 2,3%) sono irregolari con residui al di sopra dei limiti di legge (+ 0,7% rispetto al 2008). Invece, i campioni di frutta regolari con uno o più residui chimici risultano pari al 43,9%. Quindi solo un frutto su due (il 53,8% per la precisione) che arriva sulle nostre tavole è privo di residui chimici. In particolare sono le mele il frutto più frequentemente contaminato. Su quasi il 90% delle mele analizzate in Emilia Romagna è stata rilevata la presenza di residui chimici: su 155 campioni, 30 sono infatti quelle regolari con un solo residuo, 103 con più di un residuo e 3 sono fuori legge. A Bolzano su 60 mele solo 7 sono risultate regolari senza residui, mentre 24 ne hanno uno e 29 più di uno. A Trento, su 22 campioni di mele 9 sono quelle irregolari a causa del superamento dei limiti massimi consentiti di Boscalid (fungicida), 9 sono regolari con un solo residuo e 3 con più di un residuo. Stessa sorte per le mele campane dove l’ 81% è contaminato da uno o più residui, mentre un campione è risultato irregolare per concentrazione troppo elevate di Boscalid. 18 campioni di mele contaminati su 20 anche in Sardegna.

"Una possibile chiave di lettura dell’aumento delle irregolarità riscontrate nel Rapporto – aggiunge Antonio Longo, presidente del Movimento Difesa del Cittadino – è il costante aumento delle importazioni da quei Paesi che non utilizzano i nostri stessi sistemi di controllo".

Quali azioni il consumatore può mettere in atto affinchè la sua dieta quotidiana non venga "aggredita" da questi residui chimici? Innanzitutto – conclude Ferrante – il consumatore nel fare acquisti deve prediligere i prodotti di cui conosce l’origine; deve consumare preferibilmente frutta e verdura di stagione e di provenienza italiana che, al di là di qualsiasi spirito nazionalista, sono i prodotti che offrono maggiore garanzia di controllo".

di Valentina Corvino

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