SICUREZZA ALIMENTARE. Mucca pazza, secondo caso in Italia

Si riaccende la polemica sul morbo della mucca pazza. Ieri è morta una donna livornese di 44 anni affetta da anni dalla malattia di Creutzfeldt-Jacob, nella variante umana nota come mucca pazza. Dopo il decesso nel 2002 di una donna di Menfi (Agrigento), questo è il secondo caso in Italia.

A placare l’allarme è la Coldiretti che assicura: "E’ un’eredità del lontano passato facilmente prevedibile, per i lunghi tempi di incubazione della malattia, che non ha nulla a che fare con il consumo della carne italiana che è del tutto sicuro grazie ad un rigido sistema di controlli introdotto con successo nel 2001 per far fronte all’emergenza Bse". La Coldiretti precisa che "la Bse è praticamente scomparsa da anni dagli allevamenti italiani per l’efficacia delle misure adottate per far fronte all’emergenza come il monitoraggio di tutti gli animali macellati sopra i 30 mesi, il divieto dell’uso delle farine animali nell’alimentazione del bestiame e l’eliminazione degli organi a rischio Bse dalla catena alimentare. Ma anche e soprattutto l’introduzione, a partire dal 1° gennaio 2002, di un sistema obbligatorio di etichettatura che consente di conoscere l’origine della carne acquistata con riferimento agli Stati di nascita, di ingrasso, di macellazione e di sezionamento, nonché un codice di identificazione che rappresenta una vera e propria carta d’identità del bestiame e consente di fare acquisti Made in Italy".

I numeri forniti dalla Commissione Europea dimostrano che nei bovini la malattia della mucca pazza è ormai quasi completamente debellata: nell’Unione Europea dai 37.000 animali ammalati del 1992 si è passati, nel 2009 a soli 67, dei quali appena 2 casi in Italia su oltre 450mila test effettuati. "Occorre evitare che inutili allarmismi si riflettano sui consumi di carne bovina i cui consumi familiari che sono di circa 23 chili per famiglia acquirente – aggiunge la Coldiretti – In Italia sono presenti circa centomila allevamenti di bovini da carne con 6,3 milioni di animali che collocano il nostro paese al quarto posto a livello comunitario con decine di migliaia di occupati. Il valore della filiera della carne bovina al consumo è di 15,4 miliardi di euro con la produzione italiana è sostanzialmente stabile mentre il nostro tasso di approvvigionamento della carne bovina risulta sostanzialmente al 60%".

Ecco alcune informazioni sulla variante umana della malattia della mucca pazza: è comparsa 14 anni fa in Gran Bretagna, dove è stata subito associata al consumo di carne di animali colpiti dall’Encefalopatia Spongiforme Bovina (Bse). La forma umana è considerata una variante della malattia di Creutzfeldt-Jakob (Cjd) ed il suo nome è stato ufficializzato come "nuova variante della malattia di Creutzfeldt-Jakob" (vCjd) nel 1997, da un articolo pubblicato sulla rivista The Lancet. A scatenare la malattia nell’uomo è l’alterazione di una proteina naturalmente presente nell’organismo, chiamata prione. Dopo il notevole aumento dei casi della malattia sia nei bovini che nell’uomo, concentrato soprattutto fra il 1996 e i primi anni 2000, da qualche anno si registra un notevole rallentamento nella diffusione della malattia sia negli allevamenti e altrettanto rari sono i casi della forma umana.

Il numero più elevato di vittime, secondo gli ultimi dati disponibili, si conta nel Regno Unito con 166 decessi (3 per trasfusione) e 4 casi sospetti. Seguono la Francia con 25 vittime, la Spagna con 5, l’Irlanda con 4, l’Olanda con 3 e il Portogallo con 2. Ma la variante umana della mucca pazza ha colpito anche fuori della frontiere europee: negli Usa, ad esempio, sono 3 le vittime che potrebbero aver contratto la malattia in Arabia saudita dove vivevano prima del 2005.

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