SICUREZZA ALIMENTARE. No del Parlamento Ue alla clonazione di animali

L’Europarlamento dice no alla clonazione degli animali a scopi alimentari e quindi il loro allevamento, la vendita e l’importazione di prodotti da essi derivati. L’Aula ha approvato con 622 sì e 32 no una risoluzione che invita la Commissione ad attuare questo divieto. Secondo gli europarlamentari la clonazione "costituisce una grave minaccia all’immagine e alla sostanza del modello agricolo europeo" che si basa sulla qualità dei prodotti, sui principi ecocompatibili e sul rispetto di standard rigorosi di benessere degli animali. Inoltre non si conosce ancora bene l’impatto di questo tipo di clonazione degli animali. Questa, in generale, riduce significativamente "la diversità genetica del patrimonio zootecnico, aumentando le probabilità che intere mandrie siano decimate da malattie alle quali sono suscettibili".

La direttiva comunitaria del 1998 stabilisce che "non devono essere praticati l’allevamento naturale o artificiale o procedimenti di allevamento che provochino o possano provocare agli animali in questione sofferenze o lesioni". Il protocollo sulla protezione e il benessere degli animali impone alla Comunità e agli Stati membri "di tenere in debita considerazione i requisiti relativi al benessere degli animali nella formulazione e nell’attuazione delle politiche agricole e nella ricerca".

I deputati hanno sottolineato poi che i procedimenti di clonazione "mostrano bassi tassi di sopravvivenza per gli embrioni trasferiti e gli animali clonati", molti dei quali "muoiono precocemente per collasso cardiovascolare, immunodeficienze, insufficienza epatica, difficoltà respiratorie, disfunzioni renali e anomalie muscolo scheletriche". L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) ha osservato che i tassi di mortalità e di malattia dei cloni "sono più elevati rispetto a quelli degli animali concepiti per via sessuale, e che i disturbi e gli aborti in fase avanzata della gravidanza possono avere ripercussioni sulla salute delle madri in affitto". Infine il Gruppo europeo sull’etica ha contestato "la legittimità etica della clonazione di animali a scopi alimentari" ritenendo che "non vi siano argomentazioni convincenti che giustifichino la produzione alimentare ottenuta dai cloni e dalla loro progenie".

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