SICUREZZA ALIMENTARE. Olio deodorato, alcune precisazioni della SISSG

Continua a destare interesse la questione dell’olio deodorato. Secondo la Società Italiana per lo Studio delle Sostanze Grasse sono necessarie alcune puntualizzazioni. Il metodo degli alchil esteri, oggetto del Reg (UE)61/2011, venne sottoposto a due sperimentazioni collaborative per giungere nel 2009 alla adozione da parte del Consiglio Oleicolo Internazionale e finalmente quest’anno alla sua pubblicazione come metodo ufficiale UE.

A proposito di questo metodo e di quanto riportato da molte testate nazionali, la Società Italiana per lo Studio delle Sostanze Grasse ritiene doveroso precisare quanto segue:

1. Il metodo non è dedicato alla messa in evidenza di olio deodorato, bensì di oli di qualità inferiore. E’ ovvio che tra gli oli di qualità inferiore si possano trovare oli deodorati, ma non solo questi. Pertanto non è corretto riportare l’informazione che il metodo degli alchil esteri serva alla messa in evidenza del deodorato
2. I limiti adottati non sono quelli riportati. Negli articoli si parla di un limite di 150 mg/kg. Ciò non è corretto: il limite è 75 mg/kg, poi si ammette un contenuto tra 75 e 150 mg/kg, ma in questo caso il rapporto esteri etilici/esteri metilici deve essere inferiore o eguale a 1,5.
3. In sede di adozione del metodo e dei limiti definiti dal Consiglio Oleicolo Internazionale -COI-, non Unione Europea che come membro del COI deve ad esso armonizzarsi) si dovette scegliere tra i) accettare i limiti sopra riportati e disporre di un metodo, tenendo in debita considerazione le posizioni espresse da tutti i paesi produttori nell’ambito di un ampio confronto sia in sede COI che UE, derivanti dall’enorme diversità e condizioni ambientali di differenti aree di produzione con rilevanza sul mercato mondiale; ii) rifiutare i limiti, ma non disporre di alcun metodo ufficialmente riconosciuto, è ovvio che la scelta fosse obbligata: meglio disporre di un metodo piuttosto di non avere nulla, poi sui limiti si sarebbe potuto ragionare in seguito: esiste già il precedente degli stigmastadieni, il cui limite fissato inizialmente a 0,15 mg/kg, venne poi ridotto a 0,10 mg/kg.
4. Non si comprendono alcuni comportamenti: su "Il fatto alimentare" del 12 Febbraio 2011 si citano i limiti comunitari in maniera corretta, poi però su Repubblica i medesimi autori citano il limite comunitario in maniera non corretta, parlando solo di un quantitativo massimo di 150 mg/kg.

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