SICUREZZA ALIMENTARE. Pane dall’Est: nei supermercati uno su 4 viene da Romania o Bulgaria

Nei giorni scorsi si è sollevata una polemica intorno al pane venduto in Italia, ma proveniente dall’Europa dell’Est. Sarebbe addirittura salita a 4 milioni di chili all’anno la produzione di pane in Romania. In Italia un panino su 4 di quelli confezionati che troviamo nei supermercati, risulta essere Made in Romania o Bulgaria. Essendo preimpastato e surgelato, il pane rumeno costa di meno (meno della metà) e dura di più, anche fino a due anni. Basta una rapida cottura e si può mangiare.

Questo fenomeno è possibile perché in Italia non c’è l’obbligo di scrivere sull’etichetta la provenienza del prodotto pane, e il consumatore non sa che quello che compra non è un prodotto italiano. A lanciare l’allarme è stato Luca Vecchiato, già presidente nazionale di Federpanificatori, e a Coldiretti ha confermato: le importazioni dalla Romania di prodotti a base di cereali sono più che raddoppiate nell’ultimo anno. Ben 1,3 milioni di chili, con un più 136%.

Quindi, mentre un tempo si diceva "buono come il pane" oggi questo detto non è più valido, come sottolinea l’Aduc che dà alcuni consigli ai consumatori: intanto la qualità del pane dipende dai prodotti base, cioè farina, acqua e lievito. Ma importanti sono anche macinazione, lievitazione e cottura. Una farina con scarso glutine è di minore qualità, il lievito può essere chimico e può lasciare un sapore sgradevole al pane, l’acqua di pianura può contenere residui chimici che interferiscono con il gusto, il macinato dovrebbe essere lasciato maturare per un mese ma viene trattato con "maturanti" chimici che ne diminuiscono la qualità, la lievitazione forzata dà luogo a odori sgradevoli, una cattiva cottura produce un pane di color chiaro decisamente meno saporito di uno scuro.

Tutti questi elementi contribuiscono alla qualità del nostro pane. Il consumatore dovrebbe indirizzare il mercato verso la produzione di un prodotto di qualità ma spesso la fretta e la scarsa informazione vincono. Insomma non basta più dire "pane cotto nel forno a legna" ma sarebbe indispensabile fornire al consumatore le informazioni per scegliere. Ad esempio con W si indica la qualità della farina che per un buon pane dovrebbe essere superiore al numero 350. "Per un Paese che mira alla valorizzazione dei prodotti tipici questo dovrebbe essere del tutto normale".

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