SICUREZZA ALIMENTARE. Per Natale “sai che pesci pigliare?”. Te lo dice il WWF

Scegliere cosa mangiare a Natale è sempre un’impresa e se si decide di fare un pranzo a base di pesce la cosa si fa ancora più ardua. Chi ci dice se è fresco o surgelato, ma soprattutto quale è quello sicuro? Il WWF ha stilato una guida tascabile per un consumo consapevole dei prodotti del mare. Si chiama "Sai che pesci pigliare?" e ci dice quali specie di pesci, crostacei e molluschi scegliere al momento dell’acquisto, cosa consumare, avendo la coscienza ecologica a posto, e cosa invece lasciar stare in mare.

Semaforo verde per acciughe, per esempio, e per ostriche, rombi chiodati d’allevamento, sgombri. Semaforo arancione per mazzancolle, astici, seppie, sogliole, salmoni, orate. Semaforo rosso per l’anguilla, il tonno rosso, il pesce spada.

Si può stare tranquilli dunque nell’acquisto in pescheria per tutte le specie inserite nella lista verde: il WWF da il via libera poiché questi pesci soddisfano gran parte dei criteri compatibili con la salvaguardia degli stock e con un prelievo in mare sostenibile.

Nella lista gialla sono invece inserite quelle specie che, se consumate con elevata frequenza, potrebbero andare incontro ad impatti eccessivi, e dunque, più cautela al momento dell’acquisto. I pesci elencati sotto il semaforo rosso dovrebbero essere evitati del tutto: per loro anche un consumo ridotto può incidere sullo stato degli stock e, in taluni casi, la reperibilità del prodotto può avere elevati costi energetici senza garanzie di ridotti costi ambientali.

Il WWF ha anche prodotto uno speciale Ricettario "Le Stagioni della pesca" che propone un menù basato sulla disponibilità stagionale delle specie ittiche, un’altro dei criteri per un acquisto consapevole dei prodotti della pesca. La presentazione è avvenuta ieri a Roma, presso il Ristorante "Crudo", con una degustazione di piatti a base di pesce appartenente alla lista verde del WWF.

"Da quando negli anni Settanta è iniziata la fase di industrializzazione della pesca, si è registrato un progressivo impoverimento dei mari – commenta Marco Costantini, responsabile del Programma Mare del WWF Italia – ormai con sonar, echosounder, fishfinder, GIS-mapper e quant’altro è stato possibile non solo individuare i banchi, ma anche sapere la loro forma, le loro dimensioni, sapere che specie li costituiscono. Ripartire, da una scelta consapevole del consumatore ci è sembrato un primo passo per sconfiggere l’offerta omologata del mercato che trascura il valore del prodotto locale e stagionale, dimentica le tecniche di pesca selettive e si rivolge verso zone di pesca ormai lontane e in molti casi impoverite".

Inevitabilmente, con catture sempre inferiori, si è andati a caccia di nuovi stock sempre più in profondità, anche oltre i mille metri; si è andati sempre più al largo e quindi sempre più distanti dai luoghi effettivi di consumo – si pensi ai merluzzi in Cile alle spigole della Patagonia, agli scorfani della Mauritania – si sono utilizzate reti sempre più efficaci e si sono cominciate a trattenere a bordo e a vendere solo le specie più vantaggiose dal punto di vista economico, rigettando tutto il resto, creando così la "tragedia" del bycatch, ovvero il riversare in mare tonnellate e tonnellate di pesce buono da mangiare ma di scarso valore commerciale. Si è poi passati in alcuni casi alla pesca illegale, non rispettando i limiti di cattura, le aree interdette, utilizzando attrezzi banditi ma estremamente efficaci.

Con il declino delle catture – dal 1994 al 2003 la cattura globale è calata del 13% – la pesca, poi, si "è enormemente globalizzata" e certe specie hanno cominciato a migrare a distanze maggiori da pescate che non da vive. Sulle tavole dei consumatori arriva pesce da tutto il mondo, spesso tanto trasformato da essere difficile da riconoscere. Il consumatore, continuando a pensare che il pesce venga da un mare a sé prossimo, non è più in grado di capire "che pesci pigliare".

 

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