SICUREZZA ALIMENTARE. Pesce crudo, Aduc: attenzione all’anisakidosi

Le infezioni alimentari non finiscono mai. Potrebbe essere questa la frase che riassume le notizie di cronaca di quest’ultimo periodo. E per mantenere alta l’attenzione anche verso la moda del sushi (pesce crudo) che è arrivata dal Giappone l’Aduc parla dell’anisakidosi. L’anisakis è un verme di 3-4 cm, che può infestare praticamente tutti i pesci ma ci sono alcune specie che risultano particolarmente colpite: l’aringa, lo sgombro, il tracuro, il melù, il pesce sciabola, il merluzzo, le acciughe, la sardina e le triglie. Il verme provoca dolori addominali, diarrea, nausea, vomito, perforazioni dell’intestino e dello stomaco.

"L’eviscerazione del pesce può scongiurare il pericolo – avverte l’Aduc – ma se l’anisakis migra verso la parete muscolare il rischio si fa concreto. La soluzione è la cottura del pesce perché l’anisakis non resiste a temperature superiori a 60 gradi. La legge prevede che i pesci consumati crudi devono essere lasciati nel congelatore per 24 ore a -20 gradi. La prescrizione vale anche per un piatto molto popolare: le alici marinate. Il succo di limone o l’aceto non bastano ad uccidere il parassita, occorre appunto la refrigerazione prolungata. "Chissà se i ristoratori lasciano il pesce crudo nel congelatore" si chiede l’Aduc.

 

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