SICUREZZA ALIMENTARE. Pesticidi nel Piatto 2006, Legambiente: “Lieve miglioramento”

Diminuiscono i campioni irregolari per presenza di residui da pesticidi rispetto al 2004: 1,4% era la percentuale dello scorso anno, 1% il valore attuale. Permane alta invece la percentuale di campioni di frutta contaminati (46%) e di verdura (15,5%).Lo rileva il rapporto "Pesticidi nel Piatto 2006" l’indagine annuale di Legambiente, presentata oggi a Roma, che raccoglie ed elabora i risultati delle analisi realizzate dai laboratori pubblici sui residui di pesticidi sui prodotti ortofrutticoli.

Il miglioramento dimostra secondo Francesco Ferrante, direttore generale dell’associazione "come anche grazie alle insistenti denunce di "Pesticidi nel Piatto", sia aumentata negli anni la sensibilità delle istituzioni e dei consumatori, ma soprattutto degli operatori del settore e delle associazioni agricole che hanno fortemente contribuito a ridurre l’uso della chimica in agricoltura".

Nonostante il miglioramento spiccano alcuni casi eclatanti forniti dall’Arpa (Agenzia Regionale Prevenzione e Ambiente) della Campania tra cui un’arancia con ben dieci principi attivi contemporaneamente, due mele rispettivamente con otto e sette residui e due campioni di pere con sei e sette residui. Tra le verdure spicca il caso di un peperone con sette residui e di una zucchina con tre principi attivi tra cui un componente del DDT, sostanza vietata da molti anni. Tra i campioni dichiaratamente "fuori legge" invece, sono stati individuati sette loti tutti irregolari per superamento del limite ammesso di un pesticida, il Dimetoato (organofosfato possibile cancerogeno per l’uomo), responsabile anche delle irregolarità rilevate dai laboratori del Lazio.

"Molto rimane però da fare – ha aggiunto Ferrante – nonostante i passi avanti compiuti permane un grave buco normativo che consente di considerare come "regolari" campioni alimentari con presenza contemporanea di numerosi principi attivi, regolati solo singolarmente. Per questo chiederemo alle associazioni agricole e dei consumatori di contribuire alla preparazione di un nuovo testo di legge che consideri i multiresidui e i loro effetti sull’organismo umano a partire da quello dei bambini, visto anche che nuovi e rigorosi studi dimostrano la loro maggiore sensibilità agli effetti sanitari dei pesticidi perché proprio loro sono i principali consumatori di prodotti ortofrutticoli freschi o preparati nelle pappe di prima infanzia".

L’associazione ha inoltre sottolineato come recenti studi stiano mettendo in evidenza una serie di disfunzioni dell’apparato riproduttore, finora collegate a fattori di tipo sociale, economico, culturale e attualmente correlate alla presenza di composti in grado di interferire con la normale regolazione ormonale. In queste sostanze, denominate Endocrine Disrupting Chemicals (EDC) compaiono numerosi pesticidi e biocidi comunemente usati.

Legambiente punta il dito anche contro la differenza di metodi di prelievo e analisi condotte nelle diverse regioni. "Questo – ha sottolineato Rina Guadagnino, responsabile scientifica Agricoltura di Legambiente – indica la necessità di far adottare a tutte le istituzioni addette il medesimo protocollo, come peraltro già previsto dalla legge, affinché la fonte diventi sempre più affidabile e diminuiscano le disparità tra laboratori. A questo proposito voglio citare uno studio recente condotto dal gruppo di lavoro AAAF (ARPA-APAT-APPA Fitofarmaci) insieme ad altri 16 laboratori in tutta Italia sul contenuto di pesticidi in un pranzo-tipo, dal quale emerge che 39 pranzi sui 50 analizzati contengono da un minimo di 2,4 a un massimo di 10 residui. Si è calcolata poi la quantità dell’ingestione giornaliera di fitofarmaci da parte dell’uomo, del ragazzo e del bambino: nei casi peggiori un bambino assume fino al doppio della dose giornaliera accettabile (ADI) stabilita dall’Unione Europea".

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