SICUREZZA ALIMENTARE. Sanit 2008: emergenze a tavola, bolle mediatiche o realtà?

"Virus polli, allarme anche per l’Italia. In caso di pandemia 150mila morti" (La Repubblica). "Virus, rapporto segreto USA: milioni di morti" (Correre della Sera). Sono alcuni dei titoli che apparivano sulla pagine dei quotidiani lo scorso 2005 durante l’emergenza dell’influenza aviaria. Realtà o allarmi infondati? Secondo Gaetana Ferri, direttore generale della sanità animale e del farmaco veterinario del ministero del Lavoro, Salute e Politiche Sociali, si è trattato di "allarmismo grave" che ha portato a conseguenze quali la "psicosi collettiva e un calo dei consumi di carni bianche che ha causato una crisi del settore da 50 milioni di euro di danni a settimana".

Del delicato compito di comunicare la sicurezza alimentare, soprattutto in occasione di emergenze, se ne è parlato ieri a Roma al Sanit 2008, il 5° forum internazionale della salute. Nel corso del convegno "Sicurezza alimentare: dai fatti alla comunicazione" si sono ripercorse le esperienze in tema che l’Italia ha dovuto affrontare: dalla mucca pazza alla mozzarella alla diossina, da Velenitaly all’influenza aviaria.

Proprio il virus H5N1, ovvero il cd "virus polli", ha rappresentato e rappresenta un argomento di grande attualità. Secondo la dottoressa Ferri la lacuna della comunicazione mediatica di questa emergenza era stata la diffusione di "un allarmismo grave senza circolazione virale nella popolazione avicola e senza affermare la differenza tra l’influenza stagionale e quella aviaria dei volatili".

Un altro caso eclatante di emergenza mediatica è stato, secondo Silvio Borrello Capo Dipartimento per al sanità pubblica veterinaria, la nutrizione e la sicurezza degli alimenti del Ministero, quello della mozzarella campana. "E’ stato associato il problema della contaminazione della diossina a quello dell’emergenza rifiuti .- ha detto – In realtà le istituzioni stavano indagando nel settore già da tempo. La stessa Europa è stata influenzata da questo allarmismo minacciando il blocco delle mozzarelle in caso di mancanza dell’invio di dati. Ma si trattava di informazioni che avevamo già consegnato 15 giorni prima!".

E ancora. "Subito dopo è arrivato il caso Velenitaly – ha aggiunto Borrello ricordando lo scandalo del vino contraffatto e sofisticato con concimi e sostanze cancerogene denunciato dall’Espresso proprio mentre il Vinitaly era in corso. Ma alla fine "l’esito delle indagini portò solo alla presenza di acqua e zucchero", ha rassicurato il Capo Dipartimento del ministero della Salute.

Infine la questione dell’olio di semi ucraino contaminato da idrocarburi. Anche qui Borrello ha sottolineato la diffusione di "titoli di giornali molto coloriti. Successivamente l’Autorità europea per la sicurezza alimentare ha parlato di esposizione al prodotto tale da non suscitare preoccupazione alla salute pubblica".

Cosa si dovrebbe fare, dunque, per far coincidere il più possibile il rischio reale e quello percepito dai consumatori? "E’ necessario – ha concluso Borrello – che la pubblica amministrazione consolidi la propria posizione come fonte autorevole di informazioni e che faccia conoscere ai cittadini l’entità del lavoro svolto. Bisogna inoltre intervenire preventivamente quando ancora la notizia non è esplosa e anche rivedere la normativa sulla comunicazione alimentare. Troppo spesso siamo accusati di non pubblicare i nomi delle aziende colpevoli di frodi".

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