SICUREZZA ALIMENTARE. Sequestro prosciutti, Martini: “Nessuna tolleranza”

"Siamo arrivati al maquillage dei salumi, a cui viene fatta una vera e propria chirurgia plastica, intaccando un marchio famoso in tutto il mondo quale è quello del Prosciutto di Parma". Così il Sottosegretario alla Salute Francesca Martini ha aperto la conferenza stampa che si è tenuta oggi presso il Ministero della Salute, in cui sono stati presentati i risultati della maxi operazione condotta dai Nas, nell’ambito delle attività di controllo a tutela della salute pubblica.

Gli scandali alimentari più eclatanti sono stati due: uno riguarda insaccati adulterati e l’altro un deposito di grano completamente privo di norme igieniche. In seguito ai controlli effettuati dai Nas del nucleo di Brescia presso gli stabilimenti dell’azienda "Salumi Val Baganza Srl", che ha sede legale a Parma, tra il 20 e il 21 ottobre 2008, sono stati sequestrati 32.500 kg di insaccati vari, prosciutti crudi molti dei quali riportavano il marchio Parma, culatelli, salami, pancette, speck, e sono stati avviati alla distruzione circa 20 tonnellate di insaccati.

Negli stabilimenti controllati è stata rilevata una consistente attività di raccolta di insaccati di varia natura in cattivo stato di conservazione, molti dei quali addirittura scaduti dal 2003, provenienti da aziende nazionali. Questi prodotti, palesemente non sicuri per il consumatore, venivano ripuliti dalle parti avariate o invase dai parassiti e venivano riconfezionati come prodotti apparentemente sani, con l’applicazione di nuove etichette riportanti la ragione sociale della ditta e una nuova data di scadenza. "L’ipotesi più accreditata – ha sottolineato il Colonnello Pierluigi Felli – è che questo prodotto, che aveva tutte le apparenze di un vero prodotto, veniva venduto a circa 2-2.50 euro al chilo, invece che 7-8, che è in media il costo di un chilo di prosciutto di Parma. Per questo c’è anche il reato di truffa commerciale".

"E’ questa una bomba alimentare che in maniera strisciante opera all’interno del paese e grazie all’aiuto dei Nas noi manteniamo alta l’attenzione sulla sicurezza alimentare dei cittadini. Queste azioni – ha spiegato Martini – avvengono a tutela dei consumatori, ma anche a tutela di quei produttori che rispettano i protocolli di qualità". Il Generale Cosimo Piccino ha precisato che questi alimenti pericolosi "erano rivolti ai mercati rionali, ai ristoranti etnici e ai ristoranti di basso tenore"; non è ancora certa la provenienza degli insaccati scaduti e sulla destinazione è stato rafforzato il gruppo dei Nas che scoprirà presto dov’è che si annida il vero pericolo per i consumatori. Per il momento i Nas escludono il coinvolgimento della grande distribuzione.

Per quanto riguarda lo scandalo del grano, i Nas di Bologna, il 20 ottobre, hanno sequestrato nella zona di Ravenna 600 tonnellate di grano tenero e un deposito di cereali gestito in maniera abusiva e privo di requisiti igienico-sanitari. In particolare i cereali sequestrati venivano conservati in un ambiente con finestre prive di vetri e di reti metalliche antintrusione di insetti e uccelli, e sono stati trovati mischiati a corpi estranei, come cicche di sigarette, calcinacci ed escrementi dei volatili. Inoltre il deposito era adibito anche a ricovero di autocarri e mezzi meccanici, con pezzi di intonaco che si staccavano dalle pareti e finivano sul prodotto alimentare. I Nas hanno prelevato campioni del grano per valutare anche l’eventuale contaminazione da tossine e micro tossine, che si generano in cereali mal conservati. "Noi riteniamo che si tratti di un prodotto di origine italiana, ma non ne siamo ancora certi. Comunque questo grano era destinato al mulino che rifornisce tutti i panifici della zona tosco-emiliana" ha detto il Generale Piccino.

I reati contestati sono 4: detenzione di alimenti in cattivo stato di conservazione, adulterazione e contraffazione di sostanze alimentari pericolose per la salute pubblica, frode commerciale e utilizzo di segni mendaci. La pena più grave va dai 3 ai 10 anni. Le indagini sono ancora in corso, e per il momento i responsabili sono il direttore della società "dei prosciutti", il gestore del deposito del grano e il gestore del mulino.

"Vorrei evidenziare l’importanza dei consorzi – ha concluso Martini – ed è con loro che andremo a snidare queste organizzazioni malavitose e a rafforzare la tracciabilità dei prodotti per garantire la sicurezza alimentare di tutti i consumatori. Nessuna tolleranza ci sarà per coloro che attraverso azioni fraudolente e illegali mettono a rischio la salute dei cittadini italiani e la credibilità di quelle aziende oneste che attraverso la qualità delle loro produzioni hanno contribuito a far conoscere l’eccellenza italiana nel mondo".

a cura di Antonella Giordano

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