SICUREZZA ALIMENTARE. Truffe a tavola 2006, i controlli nel settore ittico

Pesciolini importati dalla Cina e spacciati per pregiati bianchetti, 5 tonnellate pesce scaduto da oltre sei anni e destinato ad approdare sulle tavole non solo italiane ma anche di altri paesi europei. Sono alcuni dei casi più eclatanti delle frodi nel settore ittico di Truffe a Tavola 2006, rapporto sulle frodi alimentari oggi presentato a Roma dal Movimento Difesa del Cittadino (MDC) e Legambiente. Nell’indagine un focus sul "Cibo che viene dal mare" con i numeri della Guardia Costiera ed i dati dell’ indagine MDC, "La mappa dell’illegalità nel pesce fresco".

I 30mila controlli effettuati dalle unità navali e le oltre 130mila ispezioni ai punti di sbarco ed alle attività commerciali della Guardia Costiera hanno portato, nel 2005, al sequestro di circa 250mila chili di prodotti ittici. Oltre 900 le notizie di reato che hanno portato a 691 verbali di sequestro penale e oltre 2.100 di sequestro amministrativo.

Eclatante il caso di 750 chili di pesce in cattivo stato di conservazione in Puglia. I prodotti erano stati scongelati in acqua di mare e le condizioni igienico sanitarie erano state ritenute precarie. Molti i casi di pesce cinese venduto come italiano: dai bianchetti della costiera romagnola alle cozze e vongole con etichette irregolari scoperte nell’ambito dell’operazione "Pesce sicuro" della Guardia Costiera di Sanremo.

Gianluca Ferente, Sotto Tenete di Vascello della Guardia Costiera, ha inoltre anticipato alcuni dati 2006: "Nel primo semestre di questo anno abbiamo inoltrato oltre 300 notizie di reato per quanto riguarda il pescato per irregolarità legate all’etichettatura. Vi sono inoltre casi di prodotti provenienti dalla Cina che non rispettano le norme sulla sicurezza alimentare, come la vicenda del pesce scaduto da oltre 6 anni e venduto come fresco".

Etichettatura del pesce al centro anche dell’indagine MDC, "La mappa dell’illegalità nel pesce fresco", raccolta in Truffe a Tavola. Secondo la ricerca in Italia il 48,2% dei banchi di pesce non è in regola con l’etichettatura. Appena il 57,4% dei banchi indica il metodo di produzione, il 62,3% dà indicazione della zona di cattura o di allevamento, mentre l’informazione più diffusa è quella relativa alla denominazione commerciale della specie (riportata dall’85,8% del campione). Solo 2 regioni (Liguria e l’Umbria) sulle 10 esaminate hanno banchi di pesce con tutte le etichette in regola.

Per approfondimenti clicca qui per visitare il Saperne di più di HC sulla Sicurezza Alimentare.

 

Comments are closed.