SICUREZZA STRADALE. ACI: ecco le tratte autostradali più critiche

Le autostrade italiane danno risultati incoraggianti in tema di sicurezza se confrontate alla media europea, con tre criticità più elevate rispetto al resto della rete: "Sono la diramazione Predona-Bettolle sulla A26 in provincia di Alessandria, dove 4 incidenti su 10 avvengono in curva, in particolare al km 17; il tratto della A25 tra Torano e Avezzano, in provincia di L’Aquila, dove il 25% dei veicoli coinvolti in incidente viaggia ad alta velocità e il picco dei sinistri si registra a giugno; il tratto della A14 tra Bari nord e Taranto nord, dove il 37% degli incidenti avviene in curva, soprattutto ai km 685, 718 e 743, coinvolgendo prevalentemente conducenti giovani con meno di 30 anni".

È quanto afferma l’ACI in relazione ai dati italiani presenti nell’Atlante europeo della sicurezza stradale, realizzato nel consorzio degli Automobile Club internazionali che dà vita a EuroRAP, il programma europeo per la sicurezza delle infrastrutture. Secondo l’Atlante, sul 42% delle strade europee si rischia troppo, fino a 30 volte di più rispetto alla media comunitaria, soprattutto in Grecia, Polonia e Bosnia Erzegovina.

L’Atlante permette di visualizzare i tratti più pericolosi in 20 Paesi europei. Lo studio evidenzia come le autostrade siano i percorsi più sicuri, con il 99% dei tratti giudicati a basso rischio. Due incidenti su tre avvengono invece su strade a singola carreggiata, 4 volte più pericolose delle autostrade. Per l’Italia sono state prese in esame le autostrade e il risultato è incoraggiante: tutte le tratte superano qualitativamente la media europea, anche se sui tre punti sopra riportati sono presenti le criticità maggiori. "Lo studio – ha detto il presidente dell’ACI, Enrico Gelpi – giudica positivamente la rete italiana rispetto ai 111 tratti esaminati. Gli incidenti mortali si concentrano sul 10% della rete stradale europea ed è proprio su questi tratti che si devono convogliare gli sforzi delle istituzioni per l’ammodernamento e la messa in sicurezza delle infrastrutture stradali. La carenza di fondi non è una giustificazione per rinviare ciò che è ormai improrogabile, perché gli investimenti sulle strade fruttano 20 volte in termini di risparmi sociali imputabili all’incidentalità. L’ONU richiama tutti gli Stati a impegnarsi per la sicurezza stradale nel prossimi decennio: questo Atlante evidenzia da dove cominciare a lavorare sulle infrastrutture".

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