SICUREZZA STRADALE. Incidenti stradali e spot, ACI in campo per i giovani

Comunicare la sicurezza, comunicare il rischio, riscoprire la carica dell’ironia: sono tre diverse strategie che la comunicazione sociale adotta nei confronti della sicurezza stradale e delle "grida del sabato sera". L’incidentalità stradale conta ogni anno 5.400 morti e oltre 300 mila feriti. Per i giovani, nel mondo occidentale, gli incidenti stradali rappresentano la prima causa di morte. Ci sono picchi di mortalità nelle notti di venerdì e sabato, quando gli incidenti sono pari al 44,3% del totale degli incidenti notturni. Ed è ancora lontano l’obiettivo fissato dall’Unione europea che prevede la riduzione del 50% dei morti entro il 2010. Sono i temi analizzati nel convegno "Le grida del sabato sera. Comunicare rischio o comunicare sicurezza?", organizzato dall’ACI a Roma nell’ambito del programma "Obiettivo 2010 – Un traguardo per la vita" che si propone di dimezzare le vittime della strada entro il 2010. Al centro del dibattito il rapporto fra sicurezza stradale e comunicazione, ripercorso attraverso lo studio "La tentazione di Icaro" realizzato dalla Facoltà di Scienze della Comunicazione de "La Sapienza".

I numeri.Gli incidenti stradali sono ancora troppi. Nel 2005 in Italia ci sono stati 225.078 incidenti stradali con una leggera flessione rispetto all’anno precedente: i morti sono stati 5.426, i feriti 313.754, è ancora lontano l’obiettivo fissato dall’Unione europea che prevede la riduzione del 50% delle vittime entro il 2010: l’Italia è stata infatti declassata dal quinto al nono posto nella graduatoria europea dei "virtuosi del volante". Il giorno "nero" per gli incidenti è la domenica, l’orario più a rischio quello compreso fra le 14 e le 17 anche se il maggior numero di decessi si registra di notte, fra le 24 e le 6 del mattino. Gli incidenti si verificano soprattutto nelle strade urbane (67,2% del totale) per una serie di cause che vede al primo posto il mancato rispetto della segnaletica stradale, la guida distratta o l’andamento indeciso, la velocità non adeguata e il mancato rispetto della distanza di sicurezza. Pesanti anche i costi sociali degli incidenti stradali: nel 2005 ammontavano a 34.733 milioni di euro fra danni materiali, mancata produzione presente e futura, costi amministrativi, voci di danno alla persona, costi sanitari e costi giudiziari.

La comunicazione. Come "comunicare" adeguatamente la sicurezza stradale a giovani e adolescenti, che più degli altri tendono all’assunzione del rischio e dunque a pensare di poter controllare ogni circostanza imprevista anche sulla strada? La comunicazione sociale è ripercorsa in uno studio in fieri di un team di ricercatori della Facoltà di Scienze della Comunicazione de "La Sapienza". "Siamo interessati – ha commentato il prof. Mario Morcellini, responsabile scientifico della ricerca – alla sperimentazione di strategie comunicative certificate". La sintesi della ricerca evidenzia che "un percorso possibile da seguire nel tentativo di cambiare la mentalità e i comportamenti dei giovani è il confronto. In questo senso è necessario migliorare le strategie creative osservando le campagne pubblicitarie sulla sicurezza stradale di altri paesi, con l’obiettivo di raccogliere idee, vagliare differenti modelli di comunicazione del rischio e valutarne l’efficacia. A riguardo – evidenzia la ricerca – il caso italiano e quello spagnolo mostrano come sia possibile applicare un linguaggio più ironico a un tema di tale impatto sociale, cercando di influire in questo modo sugli attuali trend. La parola chiave non è "paura", bensì ripristinare la comunicazione, interrogarsi e cercare di individuare le nuove frontiere della mediazione tra la normativa delle Istituzioni e la soggettività dei giovani".

Gli spot. Il modello anglosassone ha scelto spot aggressivi con immagini forti. La Spagna ha diversificato la comunicazione fra messaggi ironici e a forte impatto emotivo. In Finlandia si è tentata una via (in uno spot si invertivano i ruoli fra manichini dei crash test ed esseri umani) con immagini surreali ma di impatto emotivo. Per Lorenzo Spanò, nel team che sta seguendo la ricerca de "la Sapienza", "comunicare la sicurezza, comunicare il rischio e puntare sull’ironia sono tre approcci ma non ancora sufficienti". "Stiamo lavorando per individuare nuove strategie – ha commentato – Comunicare la sicurezza non è sufficiente. Comunicare la paura non è bastato. Ironia, buonismo e spettacolarizzazione non sono sufficienti da soli ad arrivare a una conclusione". La proposta è dunque quella di "ridare valore alla mediazione", "riattivare la comunicazione", riattivare la mediazione fra le parti e coinvolgere i giovani.

Dibattiti. Il convegno si è strutturato in una serie di tavole rotonde alle quali hanno partecipato, nella sessione mattutina, Massimo Ammaniti, Domenico De Masi, Marco Lodoli, Pierluigi Magnaschi e Peppino Ortoleva. Focus sugli spot: Marco Lodoli, scrittore e insegnante, ha sottolineato la forza evocativa delle pubblicità delle automobili che invitano alla libertà totale e al superamento dei limiti. "La macchina è diventata centrale nella fantasia di un ragazzino – ha commentato – L’adolescente identifica la sua privacy con la macchina. Questa generazione vive col mito della macchina come stanza, riparo, tana". "Comunicare rischio o sicurezza: è difficile dare una risposta univoca perché l’universo è meno dicotomico e più complesso", ha commentato il saggista Pierluigi Magnaschi ricordando come coinvolti negli incidenti del sabato siano una minoranza di automobilisti, coloro che vanno in discoteca e ne escono in preda all’alcol e alla droga. "Secondo me – ha commentato – bisogna accentuare i controlli nelle ore e nei posti critici". Ma c’è anche chi, come il prof. Peppino Ortoleva, sottolinea: "C’è un po’ di sopravvalutazione dell’efficacia della comunicazione in quanto tale. È vero che i comportamenti giovanili sono diversi dai comportamenti degli adulti. Però attenzione: non cadiamo nella trappola dell’identità giovanile e della incomunicabilità con gli adulti". Ortoleva ha ricordato l’atteggiamento diffuso verso i mezzi di trasporto pubblico: "Il disprezzo per il bus, il tram, il treno è un disprezzo della cultura nazionale italiana". Mentre un esperimento condotto a Rimini in cui si offriva un biglietto unico per discoteca e treno ha avuto, ha ricordato, "risultati interessanti".

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