SICUREZZA. Braccioli e salvagenti sicuri, UNI pubblica norme tecniche

In vista delle prossime vacanze estive, l’UNI, l’Ente Nazionale Italiano di Unificazione, ha pubblicato le norme tecniche che fissano i requisiti di sicurezza per la progettazione e la costruzione dei cosiddetti dispositivi di galleggiamento e, a tutela dei frequentatori di piscine, ha elaborato le norme relative alla qualità dell’acqua degli impianti, sia pubblici che privati.
I cosiddetti "aiuti al galleggiamento", braccioli, salvagenti, giubbotti, stanno diventando sempre di più strumenti di uso comune, soprattutto se in famiglia ci sono dei bambini alle prese con i primi movimenti in acqua o nella fase di apprendimento del nuoto. Secondo le norme tecniche dell’UNI, braccioli, salvagenti, cinture galleggianti, per essere sicuri, devono poter garantire determinate prestazioni in termini di galleggiabilità, resistenza e durata. Inoltre, l’UNI, per non incorrere in pericoli di "affondamento", consiglia di acquistare, come si fa con i vestiti, prodotti adatti alla taglia della persona che poi dovrà utilizzare il dispositivo.

Ma come può il consumatore distinguere, al momento dell’acquisto, i braccioli e i salvagenti a norma (e quindi sicuri) da quelli poco efficaci e potenzialmente pericolosi?
La marcatura, che deve essere resistente all’acqua salata, clorata, alla saliva, al sudore, deve riportare il riferimento della norma europea EN 13138-1:2003, la taglia, il marchio o il nome del fabbricante. Deve inoltre essere visibile la dicitura "AVVERTIMENTO" o "WARNING" (in colore in contrasto – o in rilievo- rispetto allo sfondo) seguita da una serie di avvertenze:

  • "usare solo sotto sorveglianza di una persona competente"
  • "non protegge dall’annegamento"
  • "indossare solo sugli arti superiori" per gli aiuti al galleggiamento in forma di braccioli.

Ulteriori indicazioni, ove applicabili, possono essere fornite sull’imballaggio o su un volantino di accompagnamento alla confezione, con indicati i dettagli relativi al gonfiaggio/sgonfiaggio e al tappo, al corretto posizionamento del salvagente e alla sua rimozione, alla manutenzione.

L’UNI, anche in relazione ad un recente accordo tra il Ministero della Salute e le Regioni e le Provincie Autonome di Trento e Bolzano sugli aspetti igienico sanitari per la costruzione, la manutenzione e la vigilanza delle piscine a uso natatorio, ha ritenuto opportuno pubblicare la nuova norma UNI 10637 che fissa i "Requisiti degli impianti di circolazione, trattamento, disinfezione e qualità dell’acqua di piscina". Per avere la certezza di tuffarsi in un’acqua pulita e di qualità, la norma UNI classifica i diversi tipi di piscine a seconda che siano impianti pubblici (come per esempio le piscine comunali), ad uso collettivo o finalizzate al gioco acquatico, piscine private, piscine ad usi riabilitativi e curativi. Per un’acqua di qualità queste sono le regole dell’Uni:

  • In una specifica tabella la norma riporta i valori fisici, chimici e microbiologici da rispettare tra i quali temperatura dell’acqua, acidità, concentrazione di cloro e carica batterica.
  • La frequenza delle analisi e le modalità di prelievo vengono indicate dettagliatamente all’interno della norma: ad esempio l’acidità dell’acqua viene rilevata facendo delle analisi sul campo almeno una volta alla settimana, mentre per quanto riguarda la concentrazione di cloro l’analisi va effettuata almeno 1 ora prima dell’apertura al pubblico e successivamente ogni 3 ore circa.
  • La verifica più approfondita sullo stato delle piscine è annotata nel registro di gestione dell’impianto che deve riportare il funzionamento e la manutenzione, a cura del gestore.
  • La nuova norma prevede inoltre che il gestore dell’impianto debba redigere un documento di valutazione dei rischi per la sicurezza e la salute degli utenti, procedendo all’identificazione delle fasi potenzialmente critiche nella gestione della piscina.

Il documento deve tener conto – tra le altre cose – dell’analisi dei potenziali pericoli igienico sanitari, dell’individuazione dei punti o delle fasi nelle quali tali pericoli si possono manifestare, della definizione del sistema di monitoraggio, dell’individuazione delle azioni correttive, delle verifiche e del riesame periodico del documento. Per una piscina sicura, Uni, invece, consiglia di verificare l’esistenza di:

  • scale a pioli, scale a gradini e corrimano: ad esempio per quanto riguarda le scale a pioli l’alzata tra ogni pedata deve essere uguale e deve essere compresa tra i 23 e i 30 cm. La tolleranza massima deve essere ±2,0 mm.
  • piattaforme di partenza: devono essere salde, non devono dare alcun effetto elastico e devono essere dotate di superficie antiscivolo.
  • delimitatori di corsia: con i relativi dispositivi di fissaggio e il dispositivo di tensionamento devono resistere ad una forza di trazione di 15 kN;
  • attrezzature acquatiche ricreative: ad esempio i cannoni che spruzzano acqua devono essere installati in modo tale che il getto di acqua dall’uscita al punto massimo della traiettoria sia fuori dalla portata di qualsiasi utilizzatore. Se l’azionamento del cannone è improvviso e crea un getto potente, dovrebbe essere emesso un segnale acustico per avvertire i bagnati.

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