SICUREZZA. Disegno di legge, contenuti e commenti

Ieri il Senato ha votato il via libero definitivo al dl sicurezza. Di seguito le novità introdotte dal provvedimento – fra le quali il reato di clandestinità, la tassa di soggiorno, le ronde, il registro dei clochard – e le posizioni di chi lo ha criticato, dal Consiglio d’Europa ad Amnesty International.

Clandestinità, da oggi è reato. Il ddl introduce il reato di clandestinità. Pagherà un’ammenda dai cinquemila ai diecimila Euro lo straniero che, violando la legge, ‘fa ingresso o si trattiene nel territorio dello Stato’. Viene inoltre prolungata fino a 180 giorni la possibilità di trattenimento degli irregolari nei Centri di identificazione ed espulsione. In caso di mancata cooperazione al rimpatrio da parte del paese terzo interessato o nel caso di ritardi per ottenere la documentazione necessaria il questore può chiedere una prima proroga di 60, cui se ne può aggiungere una seconda.

Tassa di soggiorno. La richiesta di rilascio e di rinnovo del permesso di soggiorno e’ sottoposta al versamento di un contributo il cui importo e’ fissato da un minimo di 80 a un massimo di 200 euro, mentre per l’acquisto della cittadinanza il contributo dovrà essere di 200 euro.

Le ronde. Disco verde anche per le ronde. I cittadini saranno "armati" di bombolette spray al peperoncino e pattuglieranno le città durante la notte.

Carcere se si affitta ai clandestini. Si rischia il carcere fino a 3 anni se si dà in alloggio o si affitta anche una stanza a stranieri che risultino irregolari al momento della stipula o del rinnovo del contratto di locazione. Ma ci deve essere un ingiusto profitto.

Registro dei clochard. I senza fissa dimora saranno schedati in apposito registro istituito presso il Viminale.

Il decreto sicurezza non riguarda solo gli stranieri irregolari. Nel mirino del governo anche il danneggiamento, deturpamento, e imbrattamento delle cose altrui, il decoro delle pubbliche vie e l’occupazione di suolo pubblico. In altre parole, i graffitari. Poi ci sono le aggravanti per i reati commessi su anziani e disabili e norme più severe per l’uso di minori per l’accattonaggio.

Nasce albo per buttafuori e amministratori giudiziari. Anche i ‘gorilla’ che vigilano fuori da pub e discoteche dovranno avere particolari requisiti (li deciderà il Viminale) e avranno presto un loro albo. E un Albo ad hoc lo avranno anche gli amministratori giudiziari.

Obbligo denuncia pizzo per i costruttori. Per partecipare alle gare d’appalto i costruttori dovranno denunciare ogni tentativo di estorsione ai propri danni. Basterà che un pentito, anche in un altro procedimento, sostenga che ci sia stata un’estorsione senza conseguente denuncia, che l’estromissione dalla gara dell’imprenditore è assicurata.

Tra tante novità c’è anche un ritorno: il reato di oltraggio a pubblico ufficiale, abolito nel 1999. Da oggi l’ingiuria ad un esponente delle forze dell’ordine costerà dai sei mesi ai tre anni di reclusione. Infine la lotta alla mafia prevede l’inasprimento del carcere duro. Il cosiddetto 41bis, maggiori controlli sugli appalti e lo scioglimento anche degli organi amministrativi e tecnici dei comuni in caso di infiltrazione mafiosa.

Le critiche

EUROPA. Il Consiglio d’Europa che, per bocca del Commissario Thomas Hammarberg, ha affermato: "Le draconiane misure in materia d’immigrazione e di asilo già adottate o in esame in Italia, contenute nel ddl sicurezza al terzo e ultimo voto di fiducia oggi in Senato, produrranno inevitabilmente un ulteriore aggravamento del clima xenofobo contro gli immigrati. Tale politica è causa di ulteriore stigmatizzazione ed emarginazione, laddove invece la maggioranza dei migranti contribuisce allo sviluppo degli Stati europei e delle loro società".

GIURISTI E POLITICI. Giuristi e politici si sono divisi sulla possibilità per le madri clandestine di riconoscere i figli nati in Italia alla luce del fatto che la clandestinità diventa reato. Secondo la maggioranza non ci sarà alcun problema, visto che una norma della Bossi-Fini dà la possibilità alle puerpere irregolari di avere un permesso di soggiorno fino al compimento del sesto mese del bambino. Secondo l’opposizione, alcune associazioni e diversi giuristi, il fatto che la clandestinità diventi reato ostacola l’applicazione ‘tout court’ del permesso di soggiorno temporaneo se non altro perché per l’ufficiale all’anagrafe scatterebbe immediato l’obbligo di denuncia. In più, per avere diritto ad ogni tipo di prestazione pubblica (come l’iscrizione all’anagrafe) si prevede che occorrano il passaporto o il permesso di soggiorno. In assenza dei due documenti il riconoscimento della prole non sarebbe dunque possibile. I bambini potrebbero diventare così adottabili.

AMNESTY INTERNATIONAL ITALIA. "Prevedere la natura penale dell’ingresso e della residenza irregolare in Italia rende obbligatoria la denuncia del migrante che si trovi in tale situazione da parte di ogni pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio che ne venga a conoscenza" commenta Amnesty che in una nota aggiunge: "L’organizzazione per i diritti umani torna oggi a sottolineare che i migranti, per timore di essere denunciati con conseguenze di rilievo penale, saranno percio’ indotti a sottrarsi al contatto con tutti gli uffici pubblici, in qualunque ambito, piombando cosi’ in un’allarmante situazione di mancato accesso ai servizi e di compromissione dei loro diritti umani. Questo stato di cose potra’ colpire i migranti irregolari e i loro familiari – siano essi migranti regolari o irregolari, o cittadini italiani – in diversi campi, tra cui l’accesso alle cure mediche e all’istruzione, la possibilita’ di registrare i bambini e le bambine alla nascita, di contrarre matrimonio, di denunciare alla polizia i reati subiti". A queste norme, osserva con preoccupazione la Sezione Italiana di Amnesty International, si affiancano quelle che prolungano sino a sei mesi i tempi massimi di detenzione dei migranti nei Centri di identificazione ed espulsione, le quali confermano l’utilizzo della detenzione dei migranti come unica risposta e non come ultima risorsa, senza alcuna previsione di misure alternative, come invece richiesto dagli standard internazionali sui diritti umani.

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