SICUREZZA. Eurispes: per la ‘Ndrangheta Holding giro d’affari di 44 miliardi di euro

La ‘Ndrangheta è una holding che muove un giro d’affari, stimato per difetto, di 44 miliardi di euro nel 2007, pari al 2,9% del Prodotto interno lordo italiano. Il settore più remunerativo è il traffico di droga, dal quale arrivano introiti per oltre 27 miliardi di euro. Fra il 1999 e il 2005 sono state effettuate circa 14 mila denunce per reati riconducibili alla’Ndrangheta. E fra il 1999 e il 2008 in Calabria ci sono stati 202 omicidi con un incremento record del 667%. È quanto emerge da "’Ndrangheta Holding: giro d’affari e permeabilità territoriale", il Dossier ‘Ndrangheta 2008 realizzato dall’Eurispes. Alla presentazione sono intervenuti Vincenzo Macrì, sostituto procuratore della Direzione Nazionale Antimafia, e Mario Spagnuolo, procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. Il quadro che emerge è quello di una organizzazione criminale con profitti in aumento e una capacità di trasformazione che le permette di agire a livello internazionale e di operare su nuovi mercati e nuovi affari – come quello dell’immigrazione clandestina e dell’usura – in cui la ‘Ndrangheta "eroga servizi".

IL GIRO D’AFFARI. Il giro d’affari della ‘Ndrangheta stimato dall’Eurispes per il 2007 è di 44 miliardi di euro, pari al 2,9% del Prodotto interno lordo italiano che per l’anno in esame è di 1535 miliardi di euro. Il settore più remunerativo è il traffico di droga dal quale arriverebbero introiti per 27.240 milioni di euro, pari a oltre il 62% del totale dei profitti illeciti. Seguono il versante dell’impresa (con un fatturato pari a 5.733 milioni di euro), i proventi illeciti derivanti dal mercato dell’estorsione e dell’usura (5.17 milioni di euro), il traffico di armi (2.938 milioni di euro) e quello della prostituzione (2.867 milioni di euro). Si tratta di un giro d’affari stimato approssimativamente per difetto e che corrisponde alla somma della ricchezza nazionale prodotta da due Stati europei come Estonia e Slovenia. "La ‘Ndrangheta – ha detto il presidente dell’Eurispes Gian Maria Fara – è una organizzazione criminale sempre più forte, sempre più potente e impermeabile". "La ‘Ndrangheta – ha commentato il presidente dell’Eurispes Calabria Raffaele Rio – è un’organizzazione camaleontica, che ha la capacità di mantenere radicamento sul territorio di origine e capacità di proiettarsi sulla dimensione internazionale". Così sul mercato della droga ha eliminato gli intermediari e creato contatti diretti con i cartelli colombiani o con la loro diramazione in Europa.

OMICIDI E INTIMIDAZIONI. Fra il 1999 e il 2008 in Calabria si sono verificati 202 omicidi per motivi di ‘Ndrangheta con un incremento nel periodo considerato del 677%. Solo in provincia di Reggio Calabria se ne contano 73, ovvero il 36,1% del dato complessivo regionale degli omicidi riconducibili alle guerre interne alle diverse cosche criminali. Seguono la provincia di Catanzaro con 49 omicidi, i territori provinciali di Crotone con 43 e Cosenza con 30. Dal 2001 al 2005 gli atti di terrorismo e violenza politica a danno del tessuto socio-economico e politico calabrese sono stati 507, pari al 26% dei 1.951 episodi verificati nelle 24 realtà provinciali analizzati dallo studio. La mappatura per provincia calabrese individua l’area reggina come la più colpita, con 211 atti di terrorismo e violenza politica a danno del tessuto socio-economico e politico pari al 41,6% sul totale regionale.

1 COMUNE SU 10 SCIOLTO PER ‘NDRANGHETA. Dal 1991 al 2007 sono stati 38 i casi di amministrazioni comunali calabresi sciolte per infiltrazioni mafiose, una performance negativa pari al 22,5% del totale dei comuni colpiti da provvedimento di scioglimento registrato nelle province calabresi, campane, pugliesi e siciliane e che ha riguardato, nel periodo considerato, 169 realtà comunali. Anche in questo caso, il territorio provinciale più colpito risulta Reggio Calabria con 23 comuni sciolti per infiltrazione della ‘Ndrangheta, secondo solo a Napoli nella graduatoria generale con 44 casi. E rapportando il dato registrato in Calabria per il totale dei 409 comuni presenti in regione si ottiene, rileva l’Eurispes, che 1 comune su 10 è stato raggiunto da decreto di scioglimento per motivi legati alla permeabilità delle ‘ndrine negli Enti locali.

ALTA PERMEABILITA’ CRIMINALE. L’Eurispes ha calcolato un Indice di Penetrazione Mafiosa (IPM) che annualmente misura la permeabilità dei territori al crimine organizzato. E se alla provincia di Napoli va la "maglia nera" del territorio provinciale più permeabile ai tentacoli della criminalità organizzata, fra le otto province italiane più a rischio ci sono Reggio Calabria (seconda posizione), Catanzaro (quarta) e Crotone (ottava). Al terzo posto si posiziona Palermo. Dai dati emerge, rileva l’Eurispes, che il primato negativo calabrese di Reggio Calabria è dovuto principalmente ai reati assimilabili alle associazioni mafiose (144,6 ogni 100.000 abitanti), ai 23 Comuni sciolti per infiltrazioni mafiose dal 1991 al 2007, agli atti di terrorismo pari a 211 dal 1999 al 2005 e al numero di intercettazioni pari a 27.486 dal 2001 al 2003.

DENUNCE, SEQUESTRI, ARRESTI. Le denunce per ‘Ndrangheta sono quasi 14 mila in sette anni. In particolare fra il 1999 e il 2005 sono state effettuate 13.785 denunce: 1.900 per estorsione, 7.962 per produzione, detenzione e spaccio di stupefacenti, 523 per associazione a delinquere e di tipo mafioso, 359 denunce per sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione, 1.216 per ricettazione e infine 1.825 per attentati. Fra il 1992 e il 2006 nella sola Calabria sono stati catturati 598 latitanti pericolosi, che rappresentano il 19,9% del dato complessivo nazionale. La percentuale di sequestri e confische di beni alle cosche calabresi è stato pari a un valore di 231 milioni di euro nel periodo compreso fra il 1992 e il 2007. L’analisi degli assetti criminali, rileva l’Eurispes, sancirebbe la presenza di 131 cosche operanti nei vari territori calabresi, con la provincia di Reggio Calabria in testa con 73 organizzazioni criminali di tipo mafioso.

L’OPINIONE DEI CALABRESI. Eurispes Calabria ha analizzato orientamenti e atteggiamenti dei calabresi. Alla domanda sui quali siano le principali cause della diffusione della criminalità organizzata, il 40,4% indica pene poco severe e scarcerazioni facili, seguite da insufficiente presenza dello Stato (28,8%), difficile situazione economica (27%), scarse risorse a disposizione delle forze dell’ordine e della magistratura (22,1%) e disagio sociale (18,1%). Sul versante delle attività da mettere in campo per contrastare la ‘Ndrangheta, le risposte più indicate sono l’inasprimento delle pene nel 28,9% dei casi, l’educazione della categorie più a rischio (16,1%) e il rafforzamento del dispiegamento delle Forze dell’ordine sull’intero territorio regionale (16,1%). C’è una percentuale consistente, pari a circa un quarto del campione (25,3%), che non ha dato risposta circa gli strumenti e le strategie da mettere in campo per fronteggiare il crimine organizzato in Calabria. Si segnala inoltre la "sonora bocciatura" della presenza dell’esercito militare a presidiare il territorio, indicata soltanto dal 6,7% degli intervistati.

"UNA STRAGE DI IMPRENDITORI". Sul banco degli imputati finiscono anche i mass media, che danno più attenzione a singoli fatti di cronaca nera piuttosto che alle vicende legate alla criminalità organizzata: quest’ultima muove un giro d’affari stimato complessivamente in 175 miliardi di euro di fatturato. "Possiamo pensare – ha detto Vincenzo Macrì, sostituto procuratore della Direzione Nazionale Antimafia – che questi importi non producano effetti devastanti sull’economia e sulla natura stessa della democrazia? Pensate che l’economia inquinata possa non comportare riflessi anche in termini di rappresentanza politica? Io penso di no. Qui si tratta del destino del nostro Paese e dell’intera Europa unita, perché questi problemi si stanno spostando sullo scacchiere europeo". La strage di Duisburg, ha aggiunto, indica una presenza radicata in Germania. E "in quest’ultimo anno c’è stata una strage di imprenditori in Calabria". "Stiamo passando – ha detto il procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro Mario Spagnuolo – da una ‘Nrangheta che sfruttava l’economia legale a un soggetto che si colloca nella realtà sociale come erogatore di servizi". In ballo ci sono nuovi mercati e nuovi affari come la gestione dei flussi di immigrazione clandestina poi indirizzati sul mercato del lavoro nero e della prostituzione, le armi – "un kalashnikov costa un terzo di una pistola": sono arrivati in Calabria anche gli arsenali della guerra serbo-bosniaca – il turismo, con villaggi gestiti direttamente da gruppi criminali, e l’usura, dove la ‘Ndrangheta mira a impossessarsi dell’attività economica.

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