SICUREZZA. Genova sperimenta il bracciale hi-tech per la protezione personale

S’ispira alla tecnologia militare israeliana, nasce da studi di Telecom Italia e sembra un vecchio orologio digitale di quelli che andavano di moda un po’ di anni fa: è il braccialetto elettronico, la risposta del Comune di Genova all’insicurezza dei propri cittadini. Presentato a febbraio come nuovo strumento di protezione per donne, anziani, ragazzini e turisti che vivono la città soprattutto dopo il tramonto, il sofisticato sistema sarà messo alla prova prima di Pasqua su 35 volontari. La sperimentazione, costata 16mila euro, durerà tre mesi e servirà a testare l’efficacia del progetto che, dopo il fallimento circa un anno fa di un analogo dispositivo studiato da Elsag, non è data per scontata. Se la prova darà esito positivo il bracciale sarà quindi consegnato a pagamento a tutti i cittadini che ne faranno richiesta.

Semplice il funzionamento dell’apparecchio sul cui quadrante vi sono quattro tasti: uno rosso per la richiesta d’aiuto urgente alla centrale operativa delle forze dell’ordine e tre più piccoli programmati per contattare altrettanti numeri di cellulare a scelta. Inoltre, se chi chiama non può parlare, il trasmettitore Gps interno al bracciale indicherà direttamente ai soccorritori la posizione della persona in difficoltà, permettendo così comunque un intervento veloce ed efficace.
A pochi giorni dal lancio dell’iniziativa sono cento le adesioni volontarie giunte in Comune soprattutto da donne mentre i sindaci di Salerno, Modena e Reggio Calabria hanno già richiesta all’amministrazione genovese informazioni sul progetto. La risposta della città, tuttavia, non è stata delle migliori. I più perplessi sono gli albergatori che dovrebbero destinare alla propria utenza almeno una parte dei dispositivi. "Se io andassi in una città e alla reception dell’hotel mi dicessero di indossare il braccialetto elettronico prima di uscire, io mi chiuderei in camera", ha dichiarato alla stampa locale Walter Mariani, neopresidente degli albergatori genovesi. E con lui si è schierato anche don Andrea Gallo che nelle zone più pericolose della città lavora quotidianamente per aiutare i bisognosi: "Io non so un’idea del genere da dove spunta. Mi sembra una manovra elettorale", sono state le sue dure parole.

Favorevole alla sperimentazione è invece Vittorio Bigliazzi, responsabile per la Liguria del Movimento Difesa del Cittadino: "Qualsiasi azione tesa ad aumentare la sicurezza delle persone ci trova d’accordo – spiega -: anzi ci auguriamo che iniziative come questa vengano sviluppate anche nelle altre province della Regione".

Comments are closed.