SICUREZZA. Ricerca Demos-Osservatorio di Pavia: fra gli italiani è finita la “grande paura”

Fra gli italiani si ridimensiona la "grande paura". Le paure economiche, quelle legate alla scarsità di reddito e alla perdita del lavoro, e quelle globali (dalle sofisticazioni alimentari alle guerre) sostituiscono nell’immaginario collettivo le paure legate alla percezione della criminalità e della minaccia alla propria incolumità. È quanto emerge dalla seconda edizione dell’indagine "La sicurezza in Italia: significati, immagine e realtà" realizzata da Demos e dall’Osservatorio di Pavia e curata da Ilvo Diamanti per la Fondazione Unipolis. E diventa rilevante il peso dell’informazione televisiva, che diversamente da quanto fatto fra la fine del 2007 e i primi sei mesi del 2008, ha ridotto spazio ed enfasi sui fenomeni della sicurezza.

L’indagine di Demos ha misurato la rappresentazione sociale e mediatica della sicurezza in Italia, evidenziando un cambiamento profondo nel clima d’opinione rispetto a quanto rilevato nel 2007. Sembra finita la "grande paura" che aveva raggiunto livelli record dall’autunno 2007 alla primavera 2008 e nella popolazione si riduce la percezione di un aumento della criminalità. Quanto ai media, la ricerca svolta dall’Osservatorio di Pavia evidenzia una vera e propria impennata nella quantità di notizie relative ad atti criminali nel periodo settembre-dicembre 2007 e proseguito nei primi sei mesi 2008 (a fronte di un lievo calo dei reati). Nella seconda metà dell’anno, invece, c’è stata una riduzione notevole del numero delle notizie legate a fenomeni criminosi. "Al diminuire dei reati e al contemporaneo crescere delle notizie sulla criminalità", rileva la ricerca, la percezione dell’opinione pubblica segue "il dato mediatico e non quello reale". Da segnalare, continua la ricerca, la correlazione tra il mutamento del clima di opinione sulla sicurezza e l’analisi dell’Osservatorio di Pavia sullo spazio dedicato dai media alle notizie sulla criminalità, e insieme ad essa la connessione con il ruolo giocato dal tema della sicurezza durante tutta la campagna elettorale conclusa con il voto di metà aprile 2008.

E così l’82% degli intervistati pensa che la criminalità sia cresciuta in Italia (contro l’88% del 2007). Ma quanti percepiscono un aumento della criminalità nella propria zona di residenza sono tornati ampiamente sotto la maggioranza assoluta (40%). Si abbassa anche il livello di preoccupazione direttamente riferito a sé, alla propria famiglia, ai propri beni. Il timore più diffuso negli intervistati riguarda il rischio di veder violata la propria abitazione (il 21%). Tende ad indebolirsi il legame "percepito" tra immigrazione e criminalità: a vedere l’immigrazione come un’insidia per l’ordine pubblico e la sicurezza delle persone è circa una persona su tre (36%) m,entre il 42% considera il fenomeno migratorio come sorgente di arricchimento e apertura culturale.

Otto persone su dieci chiedono comunque una maggiore presenza delle Forze dell’Ordine sulle strade e nei quartieri; ma per il 71%, al fine di garantire la sicurezza, è necessario che le persone si conoscano e si frequentino maggiormente. Rimane, tuttavia, la tentazione di difendersi da soli. Il 7% ha acquistato un’arma; è circa una persona su quattro ad aver stipulato una polizza assicurativa contro i furti in casa; i sistemi elettronici antifurto sono presenti nelle case di un intervistato su tre; la presenza di porte o finestre blindate riguarda il 44% del campione.

Le ansie riferite alla dimensione economica rimangono pressoché stabili rispetto al 2007 ma la paura della disoccupazione segna un significativo ampliamento (34%). La paura di perdere i propri risparmi continua a coinvolgere circa un quarto dell’opinione pubblica italiana. Preoccupa di più il rischio di non avere (o perdere) la pensione (33%) e, soprattutto, la possibilità di non avere abbastanza soldi per vivere (38%).

Ci sono poi le paure globali. La sicurezza dei cibi preoccupa il 43%; la globalizzazione genera inquietudine nel 35% degli intervistati. Pochi punti più in basso si colloca la paura di essere vittima di atti terroristici (32%), oppure la possibilità che scoppino nuovi conflitti nel mondo (29%). Esiste poi, rileva l’indagine, una "angoscia indefinita": una paura generica e indistinta, senza un bersaglio o una fonte precisa. Una persona su tre afferma (35%): "a volte mi sento angosciato e
preoccupato senza sapere il motivo preciso".

Chi è più spaventato? L’insicurezza per l’incolumità fisica investe soprattutto le donne (43%), con un livello d’istruzione medio-basso (37-38%), residenti in comuni medio-grandi, in particolare nel Mezzogiorno (41%). Contano anche la densità dei reticoli sociali e le ore di esposizione televisiva: chi vede la tv per più ore al giorno è più preoccupato.

PDF: La sicurezza in Italia: significati, immagine e realtà

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