SICUREZZA. Roma, cresce la criminalità organizzata. Indagine di CODICI

Le cosche mafiose hanno trovato un nuovo terreno fertile nella Capitale. Secondo un’indagine di CODICI sono in preoccupante crescita le infiltrazioni malavitose a Roma e provincia. Lo testimoniano i numerosi episodi di criminalità che hanno come protagonisti clan camorristi e di Cosa Nostra. L’unica soluzione possibile per arginare il fenomeno è una risposta ferma delle istituzioni. A tal fine l’associazione invita i candidati alle prossime elezioni amministrative ad inserire nel programma politico un’efficace piano per la sicurezza dei cittadini.

"Nella Regione Lazio – denuncia CODICI– la presenza di associazioni a delinquere è caratterizzato da gruppi criminali affiliati ai clan malavitosi di Campania, Calabria e Sicilia, nonché dalle nuove mafie, quelle estere che continuano ad accaparrarsi parte del territorio attraverso il traffico di droga e la prostituzione. Le cosiddette infiltrazioni mafiose spesso si intrecciano, sovrapponendosi, anche nelle medesime zone. La stessa DIA ha evidenziato come vi sia la presenza, nella parte meridionale del Lazio e nell’intero tratto costiero, di elementi collegati a Cosa Nostra, con le famiglie Privitera e Cursoti, mentre a Roma, è presente il clan camorrista dei Casalesi che dal Casertano sta prosperando in mezzo mondo: Spagna, Russia, Romania, Polonia, Ungheria, Lussemburgo, Tunisia, Australia, Sud America, nazioni queste che sono origine di alcuni importanti traffici illegali come droga e prostituzione".

Gli episodi di criminalità hanno un diretto impatto sulla vita dei cittadini che, costretti dalle difficoltà economiche, sono spesso vittima degli usurai. "E’ facilmente deducibile – commenta il segretario nazionale CODICI, Ivano Giacomelli – da alcuni indicatori che la situazione per le famiglie laziali è al limite del tracollo. I dati documentati dal CODICI confermano che il 21,8 per cento dei residenti vive oggettivamente sotto la soglia della povertà stabilita in 576 euro al mese per un single; 1276 per una famiglia di tre persone; 1824 per un nucleo composto da padre, madre e tre figli. E’ evidente che in questo contesto, alto è il rischio per la popolazione di ricorrere al cravattaro".

"Nonostante le indagini e le operazioni della Dia, – conclude CODICI – è evidente che le cosche criminali continuano ad infiltrarsi e sono ben radicate a Rma e Provincia. Gli enormi proventi di questi affari avviano una seconda fase dell’organizzazione: ingenti quantità di denaro vengono infatti ripulite con attività legali, ( ristoranti, club, bar, autosaloni, negozi di abbigliamento, finanziare, grandi magazzini, ecc. ), molte delle quali hanno anche la funzione di fare da trait d’union tra i gruppi criminali e la classe politica e dirigente". L’associazione lancia dunque un appello alle istituzioni ed ai candidati alle prossime elezioni di Roma e Provincia affinchè realizzino misure concrete contro criminalità organizzata ed usura.

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