SICUREZZA. Sono i lavoratori atipici a sottostimare i rischi per la salute. Studio Ires

Sono i lavoratori atipici e flessibili a sottostimare i rischi per la salute e sicurezza del lavoro: considerano prioritarie le preoccupazioni relative al mantenimento del posto di lavoro. E’ quanto emerge dal rapporto di ricerca "Percezione dei rischi e politiche di tutela nel lavoro post-fordista", presentato oggi a Roma dall’INCA Nazionale, sulla base di un’indagine realizzata dall’Ires (Istituto di Ricerche Economiche e Sociali).

Secondo il rapporto sono infatti i lavoratori legati all’azienda con un contratto atipico a dichiarare, nel 30,1% dei casi, la totale assenza di fattori di rischio nei luoghi di lavoro, contro il 16,9% delle risposte fornite dai lavoratori a tempo indeterminato. Questo nonostante i lavoratori non standard costituiscano la categoria di lavoratori più spesso occupati in reparti e lavorazioni maggiormente a rischio e, soprattutto per quanto riguarda le donne, i giovani e gli immigrati, più esposti al pericolo di contrarre una malattia professionale o un infortunio. E’ la condizione contrattuale di tipo atipico e flessibile che porta a relegare in secondo piano i temi della salute e sicurezza, favorendo invece le preoccupazioni relative al mantenimento del posto di lavoro. Dallo studio emerge infatti che sono gli atipici, nel 61,9% dei casi, ad essere molto preoccupati dell’eventualità di perdere il lavoro, contro il 15,2% dei lavoratori standard.

Il rapporto "Costituisce il primo lavoro condotto in Europa – ha dichiarato il Responsabile Scientifico della ricerca, Elena Battaglini – in cui si indagano le relazioni tra le percezioni dei lavoratori sui rischi d’impresa, con le variabili strutturali e organizzative del contesto aziendale, con il sistema di tutele e diritti, con l’informazione, con la rappresentanza sindacale. In sostanza, reinseriamo l’importanza del lavoratore nei processi di valutazione dei rischi".

"Da questo quadro – dichiara il Presidente dell’IRES Agostino Megale – appare chiaro come adeguate politiche di prevenzione e tutela debbano fare perno sulla formazione e l’informazione sui rischi del lavoro, che spesso la condizione occupazionale non consente di percepire. Si tratta quindi di favorire, tra le imprese, una cultura della sicurezza che sia considerata come un vantaggio competitivo, in termini di qualità del lavoro e, quindi, di qualità dei processi e prodotti e non come vincolo alla libertà dell’imprenditore".

Al fine di identificare il target di adeguate politiche di prevenzione e tutela nel lavoro sono state elaborate 4 tipologie di lavoratori in funzione dei rischi lavorativi subiti. L’analisi ha messo in luce come le due categorie di lavoratori maggiormente esposte ai rischi siano:

  • "I Transitori" (32,7%): i quali presentano la minore consapevolezza dei rischi; sono in prevalenza lavoratori a progetto; giovani con mansioni di tipo impiegatizio; sono più informati sulle tutele che sulle misure di prevenzione e sono i meno sindacalizzati.
  • "I Preoccupati" (28,8%): i quali presentano un’alta percezione dei rischi lavorativi; sono per lo più operai di piccole e piccolissime imprese; hanno il più basso status socio-economico; sono i meno istruiti e i meno informati rispetto ai diritti ed alle tutele.
  • "I Consapevoli" (22,7%): che presentano la più alta percezione e conoscenza dei rischi; hanno la più alta professionalità; lavorano in condizioni di ritmi eccessivi; presentano il più alto grado d’istruzione.
  • "Gli Inseriti" (16,4%): che dichiarano il più alto livello di soddisfazione lavorativa; ritengono di essere esposti a rischi minori rispetto ad altre categorie; sono legati all’azienda prevalentemente con contratto a tempo indeterminato; sono i più anziani, i più sindacalizzati; sono, infine, mediamente informati sui temi della prevenzione e tutela del lavoro.

Comments are closed.